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Nathalie Tocci (politologa): «La guerra di Putin è sempre più vicina»

Guerra e pace appaiono sempre più intrecciate nel complesso mosaico ucraino, scrive Nathalie Tocci sulla Stampa. Proprio in questi giorni la diplomazia sulla sicurezza europea e la crisi ucraina si intensifica, con le telefonate tra il presidente francese Emmanuel Macron e Putin, tra quest’ultimo e il presidente del Consiglio Mario Draghi, i negoziati tra il segretario di Stato americano Tony Blinken ed il suo omologo russo Sergei Lavrov, e la lunga lista di leader europei in visita a Kiev.

Sul versante russo, il Cremlino non ha un obbiettivo strettamente militare in Ucraina. L’ambizione è politica: idealmente quella di vedere un regime amico a Kiev o, in sua assenza, la garanzia granitica da parte della Nato che un governo ucraino ostile non traghetti il Paese in un’alleanza considerata nemica. Lo strumento militare è il mezzo, non il fine. Al contempo, la risposta militare euro-atlantica ha una natura altrettanto «politica».

Gli americani e gli europei sono stati chiari: non sono disposti ad andare in guerra in Ucraina. Ma sono assolutamente pronti sia a difendere l’integrità della Nato sia a sostenere militarmente Kiev. Il dispiegamento di truppe americane in Europa, la mobilitazione nella parte orientale del continente da parte di Belgio, Paesi Bassi e Spagna, così come l’annuncio di un patto di sicurezza tra Polonia, Regno Unito e Ucraina, mandano un messaggio inequivocabile riguardo alla capacità e la volontà dell’Occidente di reagire.

Dopo un autunno di malcontento transatlantico, a seguito del caos afghano e il tradimento dell’alleanza anglofona Aukus nel Pacifico, Putin probabilmente non si aspettava una risposta transatlantica così coesa. Risposta transatlantica che, compresa la sua dimensione militare, potrebbe aver cambiato i calcoli, se non strategici, sicuramente tattici del Cremlino. Dunque diventa sempre più assordante il rullo dei tamburi di guerra: il rischio di uno scontro militare è sempre più reale.

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