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Nathalie Tocci (direttrice Istituto Affari Internazionali): «Il circo mediatico degli incompetenti fa male alla democrazia»

Nathalie Tocci direttrice Istituto Affari Internazionali analizza il livello del dibattito pubblico italiano sul ritorno della guerra sul continente europeo. Il confronto è senz’altro vivo, spiega. Giornali, telegiornali e talk show si interrogano quotidianamente sulla guerra, ospitando opinioni divergenti.

Il dibattito pubblico in Italia però– continua – tiene certamente alto il nome della diversità di opinione, ma non di una diversità che emana da competenze diverse tutte attinenti al tema in discussione.

Nei media italiani – soprattutto televisivi –, l’impressione è che non si cerchino competenze diverse per aiutare i cittadini-spettatori a comporre il proprio mosaico di conoscenza, ma opinioni divergenti e basta.

A prescindere dalle (in)competenze dalle quali emanano. Perché se è vero che per comprendere la guerra in Ucraina servono esperti d’area (Russia e Europa orientale) e di relazioni internazionali, così come di difesa, energia e economia – che trattano queste materie lavorando nelle istituzioni, nell’accademia, nei media, nella società civile e nel settore privato –, è altrettanto vero che ci sono competenze che sono poco attinenti alla questione, spiega in un editoriale dalle colonne de La Stampa.

In che modo le valutazioni di un teorico della fisica, di un filologo o di un sociologo del terrorismo aiutano a formare una posizione? Sono opinioni che vengono ospitate per volontà di assicurare una completezza dell’informazione o perché funzionali agli ascolti e alla spettacolarizzazione? Questa è una guerra combattuta tanto nelle città devastate di Mariupol e Kharkiv quanto nello spazio mediatico dell’informazione e della disinformazione.

Non è un caso che la Russia da anni investa nella disinformazione, e che questa abbia fatto breccia in Italia. Il paradosso – conclude Tocci – è quando nel nome della libertà di opinione, e quindi della democrazia, si dà spazio alla opinione slegata dalla competenza, aprendo alla disinformazione e alla propaganda. E infliggendo un colpo letale alla democrazia stessa.

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