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Augusto Minzolini (Il Giornale): «La fine della guerra al Covid è il trionfo del buonsenso e del pragmatismo»

Forse davvero la guerra al Covid sta per finire, scrive Augusto Minzolini sul Giornale. Certo, ancora ieri ci sono stati 395 morti, il tasso di contagio è al 12,3%, ma intanto gli ospedali si stanno svuotando e appare sempre più chiaro che il virus nell’ultima variante non fa più paura come quello di un tempo.

Stanno venendo meno velocemente le restrizioni – a cominciare da quelle che riguardano la scuola – che hanno limitato le nostre libertà in questi due anni. È molto probabile che volteremo pagina allo scadere dello stato d’emergenza, a marzo, che non sarà rinnovato. Avviene in Italia come nel resto d’Europa.

“E se ci fosse un minimo di misura nei giudizi – spiega Minzolini nel suo editoriale -, se ci fosse quell’imparzialità che nel Paese dei Guelfi e dei Ghibellini non ha mai trovato casa, si dovrebbe gioire per il trionfo del buonsenso e del pragmatismo.

Di un’idea di lotta al Covid basata sui dati reali, sull’esperienza accumulata sul campo di battaglia di un nemico che due anni fa era del tutto sconosciuto”. Da un lato è stato sbagliato mettere in piedi un’ideologia, quasi una religione contro il vaccino, contro il green pass, scambiando una necessità per un’operazione dai contorni poco chiari, di stampo autoritario, che metteva in pericolo, secondo i suoi seguaci, la nostra democrazia.

Come pure è stato un errore perpetrare una sorta di cultura dell’emergenza, delle restrizioni, che si è cibata delle regole, anche le più confuse, scoordinate e irrazionali, perché basata più sulla paura. La lezione di questi due anni che può essere applicata non solo alla pandemia, è che il governo di un Paese, nell’emergenza come nella normalità, non deve essere basato sull’istinto e sull’ideologia, ma sull’assennatezza, sull’equilibrio, sulla competenza e sulla praticità.

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