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Michele Serra (scrittore): «I leader Ue vadano a Kiev. 27 premier con la loro presenza sarebbero un’arma di pace»

I leader Ue vadano a Kiev come scudi. È un’ipotesi utopistica quella che propone Michele Serra sulla Repubblica: se l’Unione Europea stabilisse che la propria presenza vale almeno quanto quella di migliaia di volontari, attivisti, potrebbe decidere che il prossimo Consiglio dei ministri d’Europa possa avere sede a Kiev.

Ospiti, i rappresentanti dei ventisette Paesi della Ue, non di un Paese membro, e nemmeno di un Paese “da annettere”, ma semplicemente di un Paese martire alle porte orientali dell’Unione, un Paese bombardato nel quale uomini di Stato disarmati portassero la loro testimonianza di solidarietà.

Se ventisette ministri, nel caso in questione i ventisette ministri degli Esteri, o meglio ancora ventisette premier, facessero della propria presenza fisica un’arma, anzi una testimonianza ben più forte di un’arma: che effetto farebbe, sulla scena del pianeta? Sarebbe o non sarebbe un atto inedito?

Mettiamo nel conto gli ostacoli logistici, l’imprudenza del viaggio, le accuse di un puro atto di propaganda, scrive Serra. Ma valutiamo, anche, gli effetti concreti di un così evidente ribaltamento di quanto già visto e già sentito: “scudi umani sono sempre stati, fin qui, civili inermi, povera gente la cui carne vale, sul mercato mediatico, il tempo di una fotografia pietosa. Ma se a fare da scudo agli ucraini sotto la tempesta di fuoco fossero capi di governo e ministri, fosse l’Europa nella sua rappresentanza materiale?”.

Qualcosa sta scritto anche nelle carte che certificano la nascita dell’Unione Europea. Nel cui preambolo viene detto, e sono parole chiare: “I popoli d’Europa, nel creare tra loro un’unione sempre più stretta, hanno deciso di condividere un futuro di pace fondato su valori comuni”.

“Proviamo a immaginare – conclude Serra – anche solo per l’azzardo di un momento, che della “difesa comune europea”, della quale ormai ovunque si parla come di una necessità vitale, l’atto fondativo sia la testimonianza disarmata di ventisette uomini di Stato che si riuniscono a Kiev”.

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