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Michele Ainis (costituzionalista): «Il presidente della Repubblica è un meccanico delle istituzioni, non un pilota. Basta cercare un salvatore della patria»

“No, non ci serve un salvatore della Patria. Ci serve un presidente: di una Repubblica parlamentare, non d’un impero coloniale” sostiene il costituzionalista Michele Ainis.

“Eppure queste settimane che ancora ci separano dal voto a Camere riunite sono cariche d’attese, di parole trepidanti, di annunciazioni del Messia prossimo venturo. Si direbbe che lo Stato italiano stia per offrirsi, senza riserve né difese, al suo nuovo padrone; e nel frattempo la vita politica è sospesa, i partiti si concentrano su questa scelta suprema, i parlamentari temono il pollice verso del futuro imperatore sulle sorti della legislatura” riflette Ainis in un editoriale dalle colonne del quotidiano La Repubblica.

 
“Insomma, dal prossimo capo dello Stato dipenderà — parrebbe — il destino stesso dello Stato.  Ma che poteri inalbera il nostro presidente? A leggere la Carta costituzionale, quelle nove scarne disposizioni che ne regolano elezione e competenze, il bilancio non è affatto florido. Lui (lei) non assume decisioni di governo, non scrive leggi, non timbra sentenze. Rimane al di fuori dei tre poteri dello Stato, pur vigilando sul loro svolgimento. Sicché l’autentico potere del capo dello Stato è di favorire l’esercizio dei poteri altrui, riaccendendo il motore quando la macchina s’inceppa”.

“Da qui lo scioglimento anticipato delle assemblee parlamentari, così come dei Consigli regionali o del Csm, se si verifica una crisi irresolubile, una grave illegittimità, uno stallo. Ma da qui, inoltre, l’assenza di funzioni d’indirizzo politico, che viceversa spettano al tandem governo-Parlamento. In breve: il presidente della Repubblica è un po’ come un meccanico, ma non è affatto il pilota delle nostre istituzioni”.

“Poi, certo, la Costituzione si può leggere in varia guisa. Paolo Barile, per esempio, ne offriva un’interpretazione “presidenzialista”, suggerendo di prendere sul serio il comando delle Forze armate, al pari delle altre attribuzioni del capo dello Stato. E si può aggiungere che il perimetro costituzionale della presidenza dipende dai presidenti, dachi volta per volta incarna quella carica. Giocano qui, difatti, gliaccident of personality, come dicono gli inglesi; giacché ciascuno vi deposita la sua cultura, il suo temperamento”. 
“Insomma, la nostra Carta è duttile, come l’argilla. Però ha un’anima di ferro. Nessuna prassi, nessuna interpretazione estensiva o evolutiva può determinare un cambio di regime”.

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