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Marcello Messori (economista): «Sul breve il governo Meloni non ha alternativa alle politiche europee, ma a lungo andare potrebbe cambiare idea»

Il governo Meloni che sta per formarsi nasce «da una coalizione con tentazioni antieuropee», ma almeno «nel breve-medio periodo» non potrà discostarsi «dalle linee macroeconomiche delle istituzioni della Ue, e non avrà spazi per contrapporsi alle decisioni di politica monetaria della Bce». A sostenerlo è l’economista Marcello Messori.

«I prossimi trimestri, segnati dalla persistenza di un’inflazione eccessiva e dai crescenti rischi di recessione, saranno infatti così difficili da rendere cogenti i vincoli per le politiche fiscali nazionali e da imporre il perseguimento dell’attuazione del Pnrr e delle iniziative energetiche europee come ancora di stabilità. Tuttavia, le politiche economiche della Ue forniranno anche l’opportunità agli stati membri per razionalizzazioni e innovazioni produttive che gettino le basi di un futuro sviluppo economico-sociale. La preoccupazione è che il prossimo governo non sia in grado di attuare queste iniziative microeconomiche. Al riguardo, la partita italiana è particolarmente complessa».

«Essa investe le prospettive strategiche di un insieme di grandi società oggi in difficoltà e il ridisegno di meccanismi cruciali per il funzionamento dell’economia, che sfocino in un più efficace rapporto fra stato e mercato e che sappiano coniugare apertura alla concorrenza e tutele sociali in una fase di marcati cambiamenti interni e internazionali. Affrontare e risolvere tali problemi richiederebbe la volontà politica di scardinare incrostazioni di potere economico-istituzionale e di incidere su pervasive posizioni di rendita, grandi e piccole», scrive sul magazine online InPiù.net.

«L’esito elettorale, che ha assicurato larghi consensi a partiti nazionalisti o populisti anche di opposto orientamento, non facilita iniziative del genere. La composizione sociale dei sostenitori dei potenziali partiti di governo ha, anzi, segno opposto. Il maggior rischio di medio periodo è che l’incapacità di attuare efficienti iniziative microeconomiche indebolisca la struttura produttiva del paese e si risolva in crescenti tensioni con le istituzioni europee. A quel punto, la propensione a trasformare i conflitti microeconomici in scelte macroeconomiche incompatibili con i principi Ue potrebbe diventare molto elevata».

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