Mentre l’ambito sanitario comincia a segnalare dei miglioramenti importanti, la ripresa post-pandemica sta determinando terremoti nell’economia, con «tassi di inflazione in tutte le aree economicamente avanzate». Ne parla l’economista Marcello Messori, che sottolinea le «cause strutturali che giustificano questi aumenti anche nell’Unione europea».
«Ogni drastico cambiamento nei processi produttivi, quale quello indotto dalla transizione digitale e “verde”, comporta un’obsolescenza accelerata nello stock di capitale e modifica l’utilizzo delle risorse umane. Per un certo periodo, si creano così strozzature di offerta. Se al contempo le politiche economiche sostengono i redditi per assorbire i negativi impatti produttivi e sociali della pandemia e l’ingente liquidità di famiglie e imprese alimenta la domanda aggregata, sono inevitabili tensioni sui prezzi. Tali strozzature e tensioni potrebbero, poi, portare a incrementi nei salari nominali», scrive su InPiù.net.
«Nell’area dell’euro, il problema non può però essere circoscritto ai potenziali rischi di inflazione. Si tratta piuttosto di valutare se gli attuali aumenti nei prezzi e le relative aspettative giustifichino restrizioni immediate nella politica monetaria della Bce e nelle politiche fiscali nazionali. Al riguardo, i segnali sono contraddittori. Come ha già notato Daniel Gros, se si considera la stasi dell’inflazione nel 2020 e si fa riferimento ai dati del pre-pandemia, nell’autunno del 2021 il tasso annuo europeo di inflazione rimane inferiore al 2%».
«Tuttavia, se si ritiene (con Pisani-Ferry) che lo shock da offerta prodotto dalla transizione digitale e “verde” sarà ingente, le aspettative inflazionistiche peggiorano di molto. Di recente, la Bce ha rivisto la sua strategia rispetto all’obiettivo di stabilità dei prezzi, combinando saggiamente regole e discrezionalità. L’uso della discrezionalità in senso espansivo può ritardare la prevenzione della futura inflazione così da dare più tempo al rafforzamento di una politica fiscale europea centralizzata e da non ostacolare l’avvio della già impervia transizione “verde” e digitale».
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