La guerra in Iran e la crisi mediorientale stanno spingendo al rialzo i tassi sugli interessi dei titoli di Stato, che nell’Eurozona hanno toccato massimi pluriennali. Lo sottolinea il Financial Times.
Quando i costi di finanziamento aumentano, lo Stato paga più interessi sui titoli di Stato e aumenta il debito. La pioggia di vendite verificatasi nelle scorse settimane – dovuta ai timori di inflazione per l’impennata dei prezzi di petrolio e gas – ha invertito la ripresa nella cosiddetta periferia dell’Eurozona.
Ad esempio, cita il quotidiano britannico, lo spread tra Btp italiani e Bund tedeschi era di circa 0,6 punti percentuali prima del conflitto e da allora è risalito. Sempre in Italia, i tassi dei Btp a 10 anni hanno raggiunto il 4,14%, il livello più alto dalla metà del 2024, per poi assestarsi intorno al 4,08%, in rialzo di quasi 0,8 punti da inizio mese.
In altri Paesi il rialzo è stato ancora più significativo: i rendimenti francesi a 10 anni hanno toccato il 3,9%, il livello più alto dal 2009, mentre quelli spagnoli sono saliti vicino al 3,7%. Secondo gli economisti, tuttavia, al momento gli spread rimangono “modesti in termini storici” e non rappresentano una preoccupazione immediata.
“L’attuale allargamento del conflitto non invalida la prospettiva di un restringimento degli spread a lungo termine”, ha affermato al FT Konstantin Veit, gestore di portafoglio presso il gigante obbligazionario Pimco.
Alla base del trend rialzista c’è il fatto che gli operatori hanno scommesso su un aumento dei tassi da parte della Bce per ben tre volte quest’anno, al fine di contenere l’inflazione.
“Gli investitori stanno iniziando a rendersi conto che ci stiamo muovendo verso un mix di crescita più bassa e inflazione più alta, combinato con la necessità di maggiori stimoli fiscali e quindi di una maggiore spesa pubblica”, ha dichiarato Tomasz Wieladek, capo stratega macroeconomico europeo presso T. Rowe Price.
La stessa Isabel Schnabel, membro del comitato esecutivo della Bce, ha confermato venerdì scorso che “lo spettro dell’inflazione è tornato”.
Secondo i gestori di fondi, l’aumento dei rendimenti è stato accentuato dall’impatto previsto sulle finanze pubbliche per le misure a favore dei consumatori colpiti dal carovita. Jean-Francois Robin (Natixis CIB) avverte che le finanze pubbliche corrono il rischio di “deteriorarsi”.
Anche Simone Tagliapietra, senior fellow presso Bruegel, ha osservato che i governi europei sono soggetti a vincoli di bilancio con molte necessità in competizione, tra cui la spesa per la difesa. In particolare difficoltà la Francia, le cui misure annunciate determineranno solo ad aprile un costo di 70 milioni di euro.








