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Maurizio Stirpe (vicepresidente di Confindustria): «Serve un ammortizzatore sociale speciale per il Covid»

«Se si vuole prorogare la moratoria dei licenziamenti deve esserci una sovrapposizione perfetta con la Cassa integrazione, altrimenti si creerebbe un mostro giuridico e molte imprese sarebbero costrette a chiudere».

Lo sostiene Maurizio Stirpe, vicepresidente di Confindustria con delega al lavoro e alle relazioni industriali, il quale, in un’intervista a Marco Patucchi di Repubblica, afferma di condividere l’orientamento del governo ad allungare fino al termine dell’anno la Cig Covid e lo stop ai licenziamenti.

Stirpe è anche d’accordo sulla terza gamba che dovrebbe sostenere il decreto lavoro sul quale sta lavorando l’esecutivo, ovvero il mantenimento a tutto il 2020 del rinnovo dei contratti a termine senza l’obbligo delle causali.

«Mi spingerei oltre rendendo questa misura strutturale. Il decreto Dignità – spiega – è stato pensato in un’epoca di ordinaria amministrazione, dunque l’obbligo delle causali andrebbe sospeso fino a quando non saremo fuori dall’emergenza economica».

Il governo pensa ad una riforma più complessiva degli ammortizzatori sociali, al di là dell’emergenza. Cosa si attende e cosa propone la Confindustria?

«Un ammortizzatore sociale Covid che, considerato il perimetro occupazionale attualmente sostenibile per l’impresa, consenta di sospendere per un massimo di 19-24 mesi, il rapporto di lavoro per tutto il periodo necessario a recuperare il mercato perduto».

«Durante la sospensione il lavoratore sarebbe assistito con gli strumenti attuali di integrazione del reddito».

«Al termine del periodo, se l’emergenza occupazionale è reversibile entra in gioco il Mise con gli attuali strumenti, altrimenti la gestione passerebbe al Ministero del Lavoro con altri strumenti, magari di politiche attive del lavoro, complementari al contributo che le imprese potrebbero fornire insieme ai fondi Interprofessionali ed alle agenzie di somministrazione».

«Così, peraltro, il Reddito di cittadinanza diverrebbe, giustamente, solo strumento temporaneo di contrasto alla povertà».

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