Maurizio Ricci, giornalista de La Repubblica, ha partecipato agli Stati Generali della Ripartenza organizzati dall’Osservatorio Economico e Sociale Riparte l’Italia a Bologna il 29 e 30 novembre 2024.
Ricci è stato chiamato a moderare il panel dal titolo “Il ripensamento delle fonti energetiche (anche) in una prospettiva geopolitica: quali gli investimenti su cui puntare”.
Ecco le sue parole di commento agli Stati Generali della Ripartenza.
“Noi stiamo assistendo a una sorta di svolta. L’entusiasmo ambientalista degli anni scorsi sta svanendo, è in atto una ritirata di massa a livello politico ma anche a livello di aziende su quelli che sono gli obiettivi.
Pensate in Europa al tentativo di ridimensionare il Green deal.
Allora bisogna capire se si tratta di un bagno di sano realismo oppure se stiamo tradendo il nostro futuro con questa ritirata.
E poi c’è anche da capire se in questo ripensamento stiamo recuperando alcune fonti energetiche, tipo il nucleare, l’idrogeno, la cattura e sequestro di anidride carbonica, che non sono nuove perché ne abbiamo parlato per anni, ne conosciamo costi e benefici. Forse però oggi sono tornate di attualità.
Anche questa Cop a Baku credo sia la più sfortunata della storia perché è arrivata una settimana dopo l’elezione di Trump che francamente ha azzerato completamente tutto.
Cosa succederà senza gli Stati Uniti? Pensare a una politica globale contro il riscaldamento è molto difficile, anzi è impossibile.
Cosa farà Trump? È imprevedibile e quindi quelli della Cop sono rimasti per aria.
Debbo dire però che c’è un aspetto nuovo nella Cop degli ultimi due anni ed è la presenza significativa dei, diciamo così, dei signori dei combustibili fossili, dei petrolieri.
I quali, dicono gli ambientalisti, stanno anche in qualche modo sequestrando l’agenda.
E quindi anche qui vediamo una sorta appunto di ritirata degli ambientalisti.
In questo scenario è molto difficile trovare una strada valida, conoscendo le possibilità delle rinnovabili che sono importanti ma sono anche limitate, si sta ripensando a altre fonti, tipo il nucleare, tipo l’idrogeno, su cui però non c’è moltissimo da inventare, cioè noi lo conosciamo.
Ora bisogna capire se a questo punto vale la pena di affrontare questi costi”.








