“L’eccezione italiana. Difficile trovare un altro Paese che dipenda così tanto dall’Europa (senza gli acquisti di titoli, ora opportunamente aumentati, della Bce il nostro debito pubblico sarebbe di fatto insostenibile) e nello stesso tempo si comporti come se ne potesse fare a meno”.
E’ il paradosso sottolineato da Giampiero Massolo sulla Stampa in un editoriale nel quale invita a sfruttare la crisi e il Recovery Fund per modernizzare il Paese.
“L’emergenza Covid – scrive – ci offre un’occasione per superare questa distonia. A noi, non sprecarla. L’Europa – e per essa soprattutto la Germania – si è mossa abbastanza tardi sulla via della solidarietà”.
“Ha dovuto compiere un salto culturale rilevante: smettere di considerare il debito una colpa per ritenerlo la conseguenza ovvia di una crisi che ha colpito tutti in egual misura, ma con effetti più gravi per i più deboli”.
“Lo ha fatto memore delle conseguenze politiche della rovinosa gestione della crisi greca e preoccupata degli effetti sull’integrità del mercato unico”.
“E anche – va detto – perché lasciar implodere la terza economia dell’Eurozona, la nostra, avrebbe irrimediabilmente compromesso il disegno d’integrazione europea”.
“Il risultato, al di là di come verrà alla fine formalizzato, sarà la più imponente mobilitazione di fondi che si ricordi a livello europeo, erogati con modalità anche inedite: quelle, in sostanza e comunque le si definisca, dell’indebitamento comune e dei trasferimenti a fondo perduto o comunque a minimo interesse”.
“Mai sprecare una buona crisi, dicono in molti, citando talvolta inconsapevolmente Winston Churchill”.
“Quella in corso offre una possibilità concreta di modernizzare il Paese, di colmare il deficit di competitività che lo affligge, di rendere la sua economia più convergente alla media europea, farlo tornare a crescere”.
“Sono queste del resto la logica e le finalità con le quali sono stati disegnati gli interventi europei. È questo che ci si aspetta: porre fine all’eccezione italiana, con un mix intelligente di investimenti sostenuti con fondi in parte nazionali e in parte di origine comunitaria”.








