«L’Italia è una media potenza, si dice spesso. È una nozione che può essere fuorviante», osserva il diplomatico e presidente di Fincantieri, Giampiero Massolo, in un’analisi su la Repubblica. Aggiunge poi che «a parte un novero ristrettissimo di super potenze forse solo gli Stati Uniti e la Cina le altre nazioni sono semplicemente “potenze”. Né medie, né grandi. Nessuna, infatti, salvo Washington e Pechino, ha la stazza per identificare il proprio interesse nazionale con praticamente tutto quanto accade al mondo».
Secondo Massolo «ciascuna è in grado di perseguire solo interessi settoriali, definendoli in base alla propria collocazione geografica, alla tradizione storica, all’indole della popolazione, alla forza economica, ai rischi e opportunità del momento. La differenza sta nel modo in cui questi interessi limitati vengono perseguiti. C’è chi li inquadra in una visione consapevole e sinergica degli equilibri mondiali e chi li interpreta come fini a se stessi, dando spazio prevalente alle logiche nazionali» ma in questo secondo caso la nozione di potenza “media”, rischia di significare “mediocre”. Ciò può sottintendere mancanza di ambizione, uso di mondo, determinazione. «Non è il nostro caso, ma è meglio non abusarne».
«In un simile contesto, l’ambito dell’interesse nazionale italiano è abbastanza ovvio: riguarda la stabilità del Mediterraneo allargato, la promozione delle posizioni nazionali nel processo d’integrazione europea, un saldo rapporto transatlantico per rafforzare il campo delle democrazie occidentali, partnership consapevoli dei nostri valori e attente ai costi/benefici con la Cina e la Russia, la costruzione di un multilateralismo utile ad affrontare crisi e sfide globali».
«Il metodo proposto dal governo di Mario Draghi, fin dalle dichiarazioni programmatiche» spiega, «è stato applicato con coerenza. Si basa su due principi semplici: far valere con pragmatismo le carte che abbiamo (il cosiddetto “potenziale di ricatto”), cercando di essere parte delle soluzioni e non l’oggetto dei problemi, senza illuderci peraltro che gli altri non possano fare a meno di noi; scegliere con cura le alleanze (il “potenziale di coalizione”), schierandoci quando opportuno con chiarezza e senza pretendere di essere amici di tutti».








