“Per come si è messa, con le truppe russe ad un passo dall’entrata in Ucraina e l’Occidente fermo sui principi, non ci sono molte alternative al tentativo di stemperare la tensione”.
Lo scrive Giampiero Massolo sulla Stampa: “Troppo alta la posta in gioco: per la Russia, un prezzo altissimo in termini economici e finanziari; per l’Europa, il rischio di una crisi energetica insostenibile; per gli Stati Uniti, il saldarsi di un’alleanza russo-cinese assai complicata da gestire sul piano globale e nello scacchiere asiatico. Per le parti in causa l’Ucraina ha un valore simbolico: minaccioso avamposto occidentale nella percezione russa, esempio di sovranità e autodeterminazione in quella occidentale.
Il de-conflicting non può che iniziare da qui, anche se il destino ucraino è solo una parte di una sfida molto più ampia e complessa. Quella della ridefinizione dell’architettura europea di sicurezza. Sotto questo profilo, la candida ammissione del cancelliere Scholz, reduce da Washington, che Kiev non è destinata ad entrare nella Nato – poi ribadita dai toni concilianti della sua conferenza stampa di ieri con Vladimir Putin – aiuta a sbloccare lo stallo e avviare il dialogo.
Molti fattori – sottolinea – fanno ritenere plausibile il consolidarsi di questo scenario: anzitutto, la compattezza mantenuta dall’Occidente – e ribadita ieri sera da Joe Biden – a fronte dell’esibizione eccessiva di forza militare russa continua a fare la differenza.
Poi, sul versante opposto, la dichiarata indisponibilità occidentale a impiegare le armi, la scarsa voglia americana di considerare Putin come un nemico credibile specie in uno scenario europeo ormai meno rilevante del pivot to Asia, come pure le dipendenze energetiche, possono far preferire ai russi il tavolo del negoziato. Quest’ultimo non si presenta facile né privo di insidie.
Va detto subito con chiarezza: per l’Occidente – e segnatamente per gli europei – qualsiasi nuovo assetto rischia di essere meno conveniente dell’attuale. Soprattutto, la crisi ucraina insegna che la Russia non è più disposta a considerarsi sconfitta dalla storia, ritiene la pace in Europa non scontata ma oggetto di negoziato e vuole condurlo in primis con gli Stati Uniti. Una questione di status e di potere reale”.








