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Massimo Luciani, accademico dei Lincei: “Il metodo Meloni sulle nomine sarà un test per la maggioranza; il vero cambio di passo sarebbe valorizzare il merito”

“Le nomine nelle posizioni apicali le fanno i governi e questo è previsto anche dalle norme vigenti. Un’autentica correzione di rotta, per questo specifico profilo, non saprei come potrebbe essere impressa. Mentre è probabilmente poco plausibile l’ipotesi che si possano coinvolgere le opposizioni per avere una scelta più meditata e condivisa, sarebbe opportuno che almeno all’interno della maggioranza di governo si trovasse un punto di accordo non ispirato a una logica puramente spartitoria, ma anche al merito”. Così all’Adnkronos Massimo Luciani, accademico dei Lincei e già professore ordinario di Istituzioni di diritto pubblico nella Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Roma, ”La Sapienza”, interviene sulla partita nomine in corso al Governo e aggiunge: “Sarà un banco di prova più che per il presidente del Consiglio per l’intera maggioranza, che dovrà mostrarsi capace di capire la delicatezza del momento”.

Secondo Luciani, da sempre componente di numerose Commissioni governative di studio e da ultimo presidente della ‘Commissione per elaborare proposte di interventi per la riforma dell’ordinamento giudiziario’ nel precedente governo, “bisogna essere realistici. E’ chiaro che nomine di questo genere sono ampiamente fiduciarie e che non stiamo parlando di un concorso pubblico, tuttavia il vero cambio di passo potrebbe stare nella formale valorizzazione del merito e cioè nella esplicitazione all’interno delle discussioni di maggioranza delle qualità dei singoli candidati”.

Luciani, ex presidente dell’Associazione Italiana dei Costituzionalisti, ribadisce: “Le decisioni più sono condivise meglio è e quindi un’ampia discussione nella maggioranza è auspicabile, ma insisto sul fatto che soprattutto in un momento così delicato si dovrebbero valorizzare le competenze e si dovrebbe magari sacrificare qualcosa sul piano delle appartenenze. Più competenze, insomma, meno appartenenze”.

“Il concetto è che si possono anche bilanciare le cariche, ma importante è identificare persone di qualità – risponde – Non si può essere così ingenui da pensare che non ci sia un elemento di scelta fiduciaria. Ma mai come adesso la competenza deve essere valorizzata. Vale a dire che se non si trova nella propria prossimità una figura di elevata qualità professionale, è meglio fare un passo indietro. Nell’interesse generale”. 

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