Anche Massimo Gaggi sul Corriere della Sera parla della proposta di Biden di sospendere i brevetti sui vaccini anti-Covid, dietro la quale, sostiene, si celano considerazioni più profonde che non una mera scelta di tipo umanitario.
«Togliere la protezione dei brevetti sui vaccini non porterà a soluzioni rapide per la tragedia della pandemia. La misura straordinaria decisa da Biden non si spiega solo con la gravità di tragedie come quella dell’India. In chiave di politica americana si può leggere una componente populista nella scelta del presidente: niente cessione di dosi all’estero che i repubblicani avrebbero presentato come una privazione a danno dei cittadini americani, ma anche una misura che può essere letta come un gesto ostile nei confronti di Big Pharma, assai impopolare in America».
«Ci saranno ritorsioni delle imprese? È possibile, ma il business dei vaccini non è poi così determinante per giganti come Pfizer e il governo, se vorrà, potrà offrire compensazioni su altri fronti. O limitare portata e durata dell’esenzione appena decisa». C’è poi, aggiunge Gaggi, la questione della sfida tecnologica con la Cina, «forse la più rilevante sul piano geostrategico: Pechino sta superando gli Stati Uniti nel campo dell’intelligenza artificiale e delle tecnologie ambientali».
«Gli Stati Uniti rimangono leader indiscussi nel campo delle biotecnologie. Liberalizzare i sieri Rna è sicuramente un regalo fatto soprattutto alla Cina che ha tentato di espandere la sua influenza nel mondo con la “diplomazia dei vaccini”, salvo poi scoprire che i suoi sono poco efficaci. Ora, disponendo di grandi capacità industriali, potrà liberamente copiare Pfizer e Moderna: niente male per un Paese sul quale grava ancora l’ombra di una possibile origine di laboratorio accidentale del Covid 19».
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