«Un cambiamento di passo nell’affrontare la situazione da parte del governo Draghi io non l’ho finora notato». Lo scrive sulla Stampa Massimo Cacciari, secondo il quale «nel complesso delle inefficienze e disorganizzazioni burocratiche di cui l’Europa ha fatto mostra noi risultiamo ai primissimi posti. Per l’ennesima volta è emerso il fallimento storico del regionalismo italiano, come l’istituzione dell’Ente Regione abbia finito col tradire le pur pallide istanze federaliste contenute nella Carta costituzionale».
«Ogni Regione procede secondo un concetto di “autonomia” sempre più stretto parente di quello di anomia, moltiplicando disuguaglianze nel trattamento di cittadini di uno stesso Paese. Si levano voci che vorrebbero addirittura ricentralizzare la politica sanitaria, ignorando che ciò comporterebbe appunto riformare Costituzione scritta e materiale. Nonché trasformare l’assetto delle forze politiche e i loro equilibri, poiché esse fondano le proprie fortune anche sull’esistenza di questi catafalchi centralistici che chiamiamo Regioni».
«Altro si dovrebbe esigere. Spiegare come si intenda far fronte allo straordinario aumento del debito che gli aiuti comporteranno. Doveroso è rimediare all’iniquità palese nella distribuzione dei sussidi. Doveroso, inoltre, è contrastare l’aggravarsi delle disuguaglianze sociali e di genere che la crisi produce. Qui diventa centrale il problema della scuola, che deve restare aperta».
«Infine, per quanto riguarda i futuri provvedimenti – conclude Cacciari -, mi auguro che Draghi ascolti le parole del grande giurista Natalino Irti: che nelle ore “della oscura minaccia” ci sia data almeno la consolazione di non dover obbedire a una “confusa moltitudine di parole”».








