“Il fascismo come prospettiva di sistema può abitare solo nella testa di qualche idiota che ancora lo usa come strumento di lotta politica.
Esattamente come Berlusconi faceva con il comunismo e il socialismo reale, sepolti dalla guerra fredda”.
Lo ha detto il filosofo Massimo Cacciari in un’intervista a La Stampa sul 25 aprile.
“Il punto è che siamo sempre lì. Meloni sente ancora la necessità di giustificarsi (e se ne capiscono bene i motivi), mentre i suoi avversari continuano a parlare di fascismo come se fosse una minaccia reale” ha aggiunto.
Quanto al fatto che la destra faccia fatica a chiudere i conti con gli anni Settanta che con il Ventennio per Cacciari “è sicuro. Il grosso problema sta proprio lì. Nella storia di una buona parte di quella classe dirigente. Nell’eredità di Almirante e dell’Msi.
Negli Anni Settanta il pericolo fascista e il pericolo autoritario erano ancora molto presenti.
Ricordiamoci di Tambroni, dei morti di Reggio Emilia, dei colonnelli greci, del golpe Borghese o delle squadracce a San Babila.
Ecco, i dirigenti della destra dovrebbero parlarci di quello”.
“Certo che il 25 aprile dà fastidio alla premier. È un’arma non ancora del tutto spuntata, che l’opposizione usa in modo strumentale sapendo perfettamente che i problemi sono altrove.
Ma Meloni deve pensare anche ai suoi elettori. Che dovrebbe fare, più di quello che fa, cantare Bella Ciao?” si è chiesto Cacciari.
A suo parere sarebbe molto bizzarro “e per fortuna ha un minimo di decenza.
Non possiamo chiedere a lei e ai suoi di abiurare”.
“Quelli che hanno la mia età il ‘compagno’ La Russa se lo ricordano bene in certi anni.
Se non depone fiori sui sacrari partigiani magari è perché gli è rimasto un po’ di pudore” ha concluso il filosofo.








