“È un nudo dato di fatto in questa guerra chi sia l’aggressore e chi l’aggredito e dunque chi debba essere difeso e chi respinto”.
Lo scrive Massimo Cacciari sulla Stampa sottolineando che trattare la pace tocca all’Europa: “Altrettanto è un fatto che la banale rappresentazione di un fatto non spiega nulla e non dà alcuna soluzione. Tantomeno offre un aiuto efficace a chi subisce la violenza.
Lasciamo perdere questioni di principio su guerre giuste e ingiuste. Le democrazie occidentali negli ultimi decenni, per non risalire troppo indietro nel tempo, hanno fornito ampia prova di quanto vaghe siano le loro idee a proposito.
Restiamo alla tragedia in atto, che ha cause remote e che nessuno o quasi sembra aver voglia oggi di ricordare. Che fare? Questo è il tragico interrogativo di ora. Sostenere la resistenza della nazione ucraina, certo. Con ogni mezzo, anche militare, anche con armi? Se si sostiene una parte in una guerra è logico che ciò avvenga.
Non sta qui il problema. Il problema – sottolinea l’editorialista – è sempre in quale prospettiva. La guerra è politica nella sua forma estrema, non semplicemente “far fuoco”. Ogni azione militare ha una sua logica o è destinata al fallimento. Dietro ogni cannone, ahimè, diceva un tale, ci sono idee.
È interesse assoluto dell’Ucraina e deve essere il nostro che si ponga immediatamente fine alla guerra; per questo obbiettivo va utilizzato ogni mezzo, sanzioni o invio di armi che sia. Questo deve essere dichiarato e risultare chiaro allo stesso avversario.
Ciò significa che l’Europa deve saper offrire un tavolo per un accordo solidissimo tra Ucraina e Russia e dunque comprendere bene quali siano le richieste irrinunciabili di entrambe le parti.
E se davvero si tratta, non si può trattare che con la Russia. Europa e Usa sapranno agire con realismo? L’Ucraina, a maggior ragione dopo questa guerra, si muove verso Occidente per la forza delle cose. Accelerazioni sono pericolose quanto inutili.
La guerra in atto dovrebbe aver chiarito all’Occidente i limiti invalicabili della sua azione nei confronti dell’impero russo (come, d’altra parte, di quello cinese), e alla Russia l’impraticabilità di una politica estera di stile sovietico.
L’Europa – conclude – può trovare qui la sua storica occasione di affermarsi finalmente come grande potenza politica: mediando tra le forze in campo un solido trattato di pace”.








