“All’apparenza sembra che Putin abbia già vinto. Peccato che siamo solo a inizio partita, che il gioco sarà lungo e che alla fine dei tempi supplementari la Russia verrà probabilmente sconfitta”. Su Repubblica Marta Dassù usa una metafora calcistica per analizzare in una prospettiva di medio-lungo termine la decisione di Mosca di invadere l’Ucraina.
“Lo scenario del primo tempo è una spartizione di fatto dell’Ucraina, che incontrerà la resistenza militare dell’esercito di Kiev. In questa prima fase, la Russia gioca in attacco, la squadra occidentale non si divide, come Putin sperava, ma gioca in difesa.
Nel secondo tempo, il Cremlino potrebbe tentare di favorire l’installazione di un governo filo-russo a Kiev. È il disegno ultimo di Putin. Stati Uniti e paesi europei non interverranno sul terreno a difesa dell’Ucraina ma reagiranno con sanzioni molto più pesanti, anzitutto nel settore finanziario. E al tempo stesso rafforzeranno lo spiegamento di soldati e di installazioni militari nei paesi baltici e in Polonia, i paesi più esposti.
Se Putin puntava a ridurre la presenza della Nato sul fianco Est dell’Europa, il risultato sarà esattamente l’opposto. E comincia a perdere qui. Per la Russia saranno devastanti sanzioni finanziarie molto più estese delle attuali, che impediranno a Mosca di finanziarie il proprio debito, con il rischio default.
Paradossalmente, proprio una vittoria apparente della Russia – riportare l’Ucraina nella sua sfera di influenza – segnerebbe la svolta verso la sconfitta di Putin. Perché la ‘Grande Russia’ di cui lo Zar ha tracciato le linee nel suo discorso alla nazione non sarebbe economicamente sostenibile. Il risultato è che ai tempi supplementari la squadra occidentale potrà vincere. Naturalmente se resterà unita e se l’Europa avrà preso atto che geopolitica ed economia non possono più essere separate”.








