Marta Dassù esperta di politica internazionale analizza lo scenario geopolitico alla luce della guerra in Ucraina e della crisi energetica: “Joe Biden, che Mario Draghi incontrerà oggi alla Casa Bianca, è sostenuto nelle sue scelte sull’Ucraina da una opinione largamente favorevole del Paese.
Il presidente americano è molto debole all’interno e perderà probabilmente le elezioni di mid-term nel novembre prossimo. Gli americani non voteranno sull’andamento della guerra in Ucraina; voteranno sull’inflazione e sui posti di lavoro negli Stati Uniti.
Ma il forte appoggio di Washington alla resistenza ucraina è uno dei pochi temi su cui esiste consenso: semmai, una parte dell’opinione pubblica e dei Repubblicani pensa che la Casa Bianca faccia troppo poco, non troppo, per sostenere Volodymyr Zelensky.
L’invasione russa dell’Ucraina – spiega Dassù – ha infatti prodotto un cambiamento drastico di percezioni nell’opinione pubblica americana. Secondo un sondaggio recente del Pew Research Center, il 70% degli intervistati considera ormai la Russia un nemico degli Stati Uniti, mentre prima del 24 febbraio era una minoranza degli americani a pensarla così.
Se mettiamo insieme questi dati, diventa chiaro che la politica di Biden verso l’Ucraina è sostenuta da un Paese che ritiene comunque, nonostante i suoi istinti isolazionisti, di avere una missione da svolgere nel mondo.
La combinazione fra queste due pressioni (isolazionismo e idealismo) produce un appoggio netto all’aumento progressivo degli aiuti militari e di intelligence, ma evitando un coinvolgimento diretto di soldati americani in Ucraina.
Mario Draghi ha dietro di sé un’opinione pubblica mossa da impulsi diversi e divisa sulle scelte da compiere: secondo il monitoraggio di Ipsos, l’appoggio alle sanzioni è in diminuzione e il 50% circa degli intervistati (fine aprile) è contrario a nuovi aiuti militari.
Mario Draghi avrà quindi un duplice compito a Washington: garantire che il governo che presiede terrà una linea coerente di appoggio alla resistenza ucraina; ma spiegare anche che il sostegno economico e militare a Kiev – conclude – ha bisogno di essere guidato, per essere mantenuto nel tempo, da obiettivi politici chiari e definiti”.








