Marta Dassù parla di un “debito” dell’Europa verso l’Ucraina e spiega: “Per una volta – scrive – non parliamo di vincoli economici ma morali. Donne e uomini che stanno coraggiosamente difendendo le loro città bombardate e assediate dall’esercito russo, hanno finalmente risvegliato l’Europa.
A una settimana dall’inizio dell’invasione militare della Russia verso le terre della ‘madre’ Kiev, sono già tanti i tabù infranti. Il primo tabù infranto tocca in profondità il Dna dell’Ue: da ‘potenza normativa’, convinta della forza del suo esempio ma di fatto protetta dagli Stati Uniti, l’Europa geopolitica solo a parole ha deciso di diventarlo nei fatti. Si è nettamente schierata e ha per la prima volta deciso di dare armi letali a un paese in guerra ai suoi confini. È l’inizio di una difesa europea complementare alla Nato, sempre evocata e mai realizzata”.
“È caduto con la guerra in Ucraina – spiega dalle colonne di Repubblica – anche il tabù della neutralità a tutti i costi per Paesi come la Svizzera (che ha accettato sanzioni finanziarie senza precedenti) e la Finlandia, che considera per la prima volta, insieme alla Svezia, una possibile adesione alla Nato. Una terza sveglia ucraina – sottolinea Dassù – è risuonata a Berlino: il cancelliere Olaf Scholz ha rivoluzionato in due giorni decenni di Ostpolitik, decidendo aiuti consistenti della spesa militare e buttando a mare Nord Stream 2. Sul fronte energetico, la guerra in Ucraina segna un altro cambio di passo, per quanto tremendamente tardivo”.
“L’Europa prende finalmente atto che dipendere così massicciamente dal gas di Mosca (così come da qualsiasi fornitore esterno potenzialmente ostile) determina una forte vulnerabilità politica. Il quinto segno lasciato dalla prima settimana di guerra in Ucraina è sul fronte dell’accoglienza. Si può aggiungere un punto di particolare importanza per l’Italia.
Se due anni di pandemia avevano prodotto la sospensione del Patto di stabilità, le conseguenze economiche della guerra sono destinate a condizionare, in senso espansivo, il futuro della politica fiscale europea. Per tutte queste ragioni – conclude – il debito morale europeo nei confronti di Kiev non può che modificare il modo in cui discutere di rapporti fra l’Ucraina e l’Ue. Mentre combatte anche per noi, Kiev deve sapere di potere contare su una prospettiva europea”.








