Le difficoltà per Draghi potrebbero arrivare, paradossalmente, da Bruxelles. Lo scrive Mario Pianta sul Manifesto sottolineando che «il largo consenso intorno al prossimo governo Draghi si fonda su tre spazi di manovra che l’Italia ha ottenuto dall’Unione europea. Innanzitutto le risorse di Next Generation Eu, il primo strumento di politica fiscale comune dell’Europa, conquistato – ricordiamolo – con un impegno importante di Giuseppe Conte, Roberto Gualtieri e Paolo Gentiloni che nella prima metà del 2020 hanno contribuito a cambiare gli equilibri dell’Unione».
«Il secondo margine di manovra è la sospensione del Passo di stabilità e crescita e delle sue regole sul bilancio in pareggio, una misura che ha reso possibili i 130 miliardi spesi in deficit dal governo 5Stelle-Pd-Leu. Il terzo margine di manovra viene dalla sospensione del divieto di “aiuti di stato” alle imprese, che ha permesso di salvare dal fallimento una parte rilevante del sistema produttivo. Entrambe le sospensioni “scadono” nel 2021, e rappresentano un fattore di fragilità del consenso intorno a Draghi».
«Con il ritorno alle vecchie regole, nell’agenda del governo tornerebbero i tagli di spesa, si impennerebbe lo “spread” rispetto ai tassi d’interesse sul debito pubblico tedesco, diventerebbe impossibile tenere in piedi Alitalia, Ilva e le altre imprese in crisi. Il nodo, al di là dell’emergenza pandemia, è la riscrittura delle regole europee dopo le “eccezioni” introdotte di fronte all’emergenza. Il debito pubblico è un nodo ulteriore. Nel suo articolo sul Financial Times del 25 marzo 2020, Mario Draghi aveva scritto che di fronte alla pandemia “è già chiaro che la risposta deve prevedere un significativo aumento del debito pubblico”».
«L’aumento è stato generalizzato e una parte rilevante – un quarto circa per alcuni paesi – del debito pubblico è ora detenuto dalla Banca Centrale Europea. Questa parte potrebbe ora essere “congelata”, trasformata in titoli perpetui a tasso zero, oppure cancellata formalmente. È urgente ripensare il quadro della politica fiscale europea e riconoscere il ruolo dell’intervento dello stato, con una politica industriale che orienti l’economia verso sostenibilità ambientale e nuove tecnologie. Se il governo di Mario Draghi vorrà durare per l’intera legislatura, dovrà affrontare questi nodi».








