“Non credo che abbiano un effetto diretto, a questo punto il Consiglio Europeo ha già deciso. Ma possono preoccupare Bruxelles se dovessero avere riflessi sulla capacità e la tempestività dell’Italia nell’ultimare il Piano di ripresa e resilienza. Quello italiano è un po’ il caso in esame in Europa. E quindi c’è di sicuro un interesse europeo a che l’Italia sia stabile e lavori bene”. Così l’ex premier, senatore a vita, Mario Monti commenta su Avvenire il ‘peso’ delle tensioni politiche nel governo rispetto alle considerazioni in Europa sul Recovery plan.
Nella bozza del Piano nazionale di ripresa e resilienza, il Pnrr, “vedo i pregi dell’impronta data a livello Ue, anche col contributo dell’Italia, che guarda al lungo periodo, alla duplice transizione digitale e verde, alla sostenibilità e all’inclusività. Vedo per ora i limiti di un’articolazione concreta appena accennata. Ma so, e me ne rallegro, che la Ue sarà molto esigente su questo, con tutti i Paesi”. Quanto alla task force dice che “una regia politica ci vuole assolutamente, in capo al presidente del Consiglio e al governo. Il Parlamento dovrà essere chiamato a dare il suo consenso decisivo. Governo e Parlamento dovranno consultare tutti ma senza cedere a nessuno il potere di decidere, perché andrebbe a scapito dello stakeholder più importante: le ‘prossime generazioni'”.
Poi, osserva: “Se guardo alle scarse realizzazioni del passato, la mia preoccupazione è molto alta, 8 su 10. Se poi guardo, oggi, alla cultura politica di diversi partiti e alla qualità del dibattito pubblico su questi temi, sono ancora più preoccupato, 10 su 10. E in qualche caso comminerei anche la lode. Se però guardo ai prossimi 3-6 anni, l’arco di questo piano, devo essere più fiducioso. Non posso credere che un Paese intero voglia suicidarsi, sprecando quest’ultima occasione per dare ai propri figli un avvenire decoroso, che li metta almeno in grado di impegnarsi, di sperare”. Sulla sanità “sono assolutamente convinto” bisognerebbe investire di più; “qualcuno legge nella modestia di questi 9 miliardi il segno dell’intenzione del governo, per ora non dichiarata, di ricorrere all’altro strumento ad hoc, il Mes sanitario, per coprire la parte maggiore del fabbisogno”.
E sulla sua proposta di una ‘forma leggera di unità nazionale’: “in Italia è più facile trovare largo consenso quando si tratta di aumentare (in questo caso per motivi giustificati) il disavanzo. Più difficile è trovarlo su decisioni impopolari. Questo però avvenne, per merito di tutti i partiti (ad eccezione della Lega) nel 2011-2012 e così venne evitato il fallimento dello Stato; mi piacerebbe vederla in questi giorni, con un consenso unanime in Parlamento a un provvedimento impopolare di lockdown durante le feste. Quando c’è un sacrificio in termini di popolarità a vantaggio del bene del Paese e dei cittadini, la politica prende valore e merita rispetto”.








