In questo momento storico del Covid, «tra il futuro immediato e quello lontano, c’è però un tempo economico intermedio di cui si parla poco».
Lo scrive Mario Deaglio sulla Stampa: «si tratta di un insieme di 5 ‘dossier’, consistenti in decisioni singole o di settore che potrebbero avere un peso determinante su che cosa succederà all’economia italiana nell’incerto decennio appena iniziato. Il primo di questi “dossier” è vecchissimo e comincia per A, come Alitalia, l’esempio da manuale di una “società zombie”, mantenuta in vita da banche e creditori con costi elevatissimi.
Occorre domandarsi, come fanno anche i governi di altri paesi, se abbia ancora un senso il trasporto aereo su percorsi brevi nel tempo dei treni superveloci. Aver cambiato nome e dirigenza ad Alitalia potrebbe essere anche un buon inizio ma è imperativo non concentrare qui risorse economiche che starebbero meglio altrove.
Un’altra rete è in crisi, oltre a quella del trasporto aereo. Si tratta, naturalmente, delle autostrade, secondo ‘dossier’ bollente in mano al governo. Il crollo del ponte Morandi ha posto in luce un problema, quello delle carenze nella manutenzione, ma ne ha oscurato un altro, di più ampio respiro: come deve essere una rete autostradale per l’Italia dei prossimi decenni? Di questo dovrebbero occuparsi non solo il governo, ma anche le forze politiche, i corpi intermedi e l’opinione pubblica.
Il quarto ‘dossier’ si chiama Ilva. Un’economia che vuole continuare a riservare largo spazio all’industria deve necessariamente fare affidamento su un settore siderurgico modellato sulle sue esigenze. Occorre naturalmente effettuare tutte le operazioni necessarie per operare in efficienza, sicurezza e pulizia ambientale, ma il futuro di Taranto va ben oltre, con uno dei musei di antichità più importanti del mondo.
Infine, le banche. Un settore indispensabile per far arrivare (e spesso anticipare) alle imprese e alle famiglie italiane i bonus disposti dal governo – e in definitiva finanziati dall’Unione europea – che già si è assunto ingenti “sofferenze” per le cattive stagioni di molte imprese. Anche di qui – e non soltanto per il numero di invitati ai matrimoni e il “calcetto” dei ragazzini – deve passare il difficile sentiero della nostra ripresa».








