Analisi, scenari, inchieste, idee per costruire l'Italia del futuro

Marina Corradi (Avvenire): «Gli anni di piombo e il Covid come due cappe su Milano. Ma la seconda è più disumana»

Su Avvenire, Marina Corradi fa un parallelo tra la Milano degli anni di Piombo e quella del Covid, tra il nemico visibile e quello invisibile.

«Era violenta, grigia, buia la Milano degli anni di piombo. Per niente trendy, movida e happy hour parole ignote. All’alba in Questura i cronisti, e adesso cominciavo a esserci anch’io, sfogliavano i mattinali della notte. Ma “loro”, le Br, colpivano alle otto del mattino, quando la vittima andava al lavoro. E allora, l’ho ancora nelle orecchie lo scatenarsi delle sirene ululanti, rabbiose dentro al traffico dell’ora di punta».

«Anche quest’anno Milano è stata percorsa da tante sirene, che però soccorrevano i malati. Quelle invece si addensavano tutte assieme su un punto dell’asfalto, sul sangue di un uomo. Confronto oggi, quarant’anni dopo, le due cappe che ho visto su Milano. La prima era violenta, oscura, ma i nemici erano infine uomini, se pure nascosti, clandestini. Quando poi vedemmo i volti degli assassini di Walter Tobagi, nostri coetanei, studenti, benché non capissimo, benché la loro logica ci fosse del tutto estranea, ci rassicurò forse sapere che l’occulto nemico era andato nelle nostre stesse scuole, e in fondo vestiva come noi».

«È importante, dare un volto al “nemico”. È l’avversario senza volto, che fa più paura. Guardo di nuovo quelle vecchie foto segnaletiche. Assassini, latitanti, ma sconfitti. Soldati vinti, di cui i più oggi non ricordano le colpe, né la causa, né il nome. E, alla fine, soltanto uomini».

«È peggiore, mi pare, la cappa del Covid. Nel lockdown ho visto Milano trasfigurata, la vita asserragliata nelle case, e come sospesa. Il grido delle sirene certi giorni continuo, inarrestabile. Ma, lo si sapeva, non c’era un assassino. Questa volta il nemico non aveva fattezze umane: era nell’aria, era nel respiro, e – forse – in ascensore, e forse accompagnava, invisibile, un amico. Questa volta nelle strade desolate ho visto la gente scansarsi contro i muri, pur di evitarsi, in un’ansia che confinava con l’ossessione».

«Allora ho ripensato alla Milano di piombo dei miei vent’anni, e, pure tragica, mi è sembrata meno disumana. Il nemico invisibile genera un’angoscia pervasiva che altera capillarmente i rapporti, i gesti, le consuetudini, come nessun terrorismo ha fatto. Il piombo, era almeno una minaccia di carne e ossa. La pandemia è il contagio portato dall’abbraccio di un nipotino amato, di un fratello. L’inimmaginabile, l’assurdo ritorno di un male oscuro e antico, che credevamo di avere vinto per sempre. Per questo non ci possiamo quietare e solo rintanare».

«Per ricominciare davvero, ci dobbiamo a vicenda, gli uni gli altri. Consapevoli e forti di comune responsabilità, di comune civile lavoro. Così come poco a poco fu, e vincemmo, in quegli anni di piombo che si sono fatti lontani».

SCARICA IL PDF DELL'ARTICOLO

[bws_pdfprint display=’pdf’]

Iscriviti alla Newsletter

Ricevi gli ultimi articoli di Riparte l’Italia via email. Puoi cancellarti in qualsiasi momento.

Questo sito utilizza i cookie per migliorare l'esperienza utente.