La prima vittima della guerra è la verità. Dopo i civili innocenti. Ma poi ci sono l’intelligenza, la logica, il senso dell’umorismo e anche del ridicolo.
C’è un “Cretino Collettivo” insomma, come lo chiama Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano, che è anche quello che ha cacciato dalla Scala uno dei migliori direttori d’orchestra del mondo, Valery Gergiev, perché è russo e fan di Putin (ma entrambe le cose erano note prima che lo chiamassero).
Una delle migliori soprano, Anna Netrebko, ha annunciato che diserterà la Scala per non finire come lui, essendo pure lei “orripilantemente russa”. Il Festival della fotografia europea di Reggio Emilia ha annullato la partecipazione della Russia, che esponeva le opere di Alexandr Gronskij.
È russo pure Daniil Medvdev, il tennista n. 1 del mondo, che la Federazione ucraina chiede di escludere dal Grande Slam anche se si è pronunciato contro la guerra. E lo è soprattutto quel tal Dostoevskij, sedicente scrittore che, con Tolstoj, Cechov, Puskin, Gogol’ minacciava di diffondere la propaganda putiniana alla Bicocca.
Così l’ateneo ha sospeso il seminario del loro studioso Paolo Nori per “evitare qualsiasi forma di polemica”. Poi ci ha messo una toppa peggiore del buco: “Volevamo provare ad aggiungere anche autori ucraini”. La par condicio applicata alla letteratura, per giunta postuma, ironizza Travaglio.
“A proposito – conclude – le armi che stiamo festosamente inviando agli ucraini, se vince Putin le userà contro di noi. Che in fondo gli somigliamo sempre di più. Perché le guerre presto o tardi finiscono: il Cretino Collettivo mai”.








