Quando la politica non si dimostra all’altezza della guerra. Così Marcello Sorgi sulla Stampa: “Lo scontro interno alla maggioranza con la Lega che attaccava il ministro degli Esteri per l’espulsione di 30 diplomatici dell’ambasciata russa, sospettati di fare attività spionistica, ha fatto venir fuori un elemento finora intuibile, ma mai espressamente scoperto, del complicato quadro politico italiano: Salvini è il capo del partito putiniano, filorusso, anti-occidentale.
Posizioni che – osserva l’editorialista – sottendono un atteggiamento giustificazionista per la Russia. Ieri invece di fronte alla decisione del governo, comunicata in mattinata dalla Farnesina all’ambasciatore Razov, non si è più tenuto e ha preso le distanze in modo così radicale da determinare una risposta altrettanto dura del ministro Di Maio, che ha confermato che si trattava di un provvedimento a salvaguardia della sicurezza nazionale e in linea con quanto avvenuto in altri Paesi europei.
Se dunque Salvini ha deciso egualmente di muoversi in dissenso, pur di fronte a un così largo schieramento di partners europei, è chiaro che i suoi legami con Mosca non gli consentivano più di tacere.
E dato che si parla di scarsezza di questo sentimento patriottico, proprio da parte di Salvini che ne fa spesso uso retorico a vanvera, forse bisognerebbe aggiungere che il leader leghista non è il solo, in questi giorni, a mostrarsi al di sotto della serietà che la situazione richiede.
Non c’è nessun Paese in Europa – tranne appunto l’Ungheria di Orban – in cui sia successo quel che sta capitando in Italia. Dove il partito trasversale genericamente pacifista, giustificazionista, equidistante tra l’aggressore russo e l’aggredito ucraino si sia manifestato con tale forza e costanza, senza alcun pudore e senza alcuna attenzione per il rilievo dei fatti.
Così ieri è stato Salvini ad assumere la leadership dei putiniani, ma non va dimenticato che il giorno prima era stato Conte a raccomandare di non farsi prendere la mano dagli americani.
E ancora il vertice dell’Anpi, fortunatamente contraddetto da partigiani che avevano preso parte alla Resistenza italiana. E pezzi di sinistra radicale che non digeriscono di trovarsi schierati con l’Occidente. E gli intellettuali della commissione DuPre. Nessuno – conclude Sorgi – che si renda conto della gravità del momento, che mostri almeno un briciolo di senso del ridicolo”.








