Marcello Sorgi sulla Stampa parte dalle polemiche sull’utilizzo del pos per descrivere il clima, non proprio idilliaco, a livello istituzionale: “Se quella del sottosegretario Fazzolari, che mette le critiche della Banca d’Italia alla manovra alla stregua delle comuni riserve delle banche, si deve considerare come la reazione di Palazzo Chigi all’audizione, davanti a un pubblico davvero ristretto date le assenze del lunedì, alle commissioni bilancio di Camera e Senato dei vertici di via Nazionale sul testo della manovra, ci si poteva aspettare qualcosa di più approfondito e degno d’attenzione.
Anche perché – sottolinea Sorgi – Meloni, negli ultimi giorni, sta valutando se intervenire sui punti più controversi (vedi tetto dei pagamenti in contanti e limite più alto, a 60 euro, per evitare di pagare con il pos).
Al di là del problema dei tetti al contante, infatti, Bankitalia ha posto una questione più complessiva, che in un momento in cui l’obiettivo del governo è quello di ridurre le diseguaglianze che minano la tenuta sociale del Paese ha una sua rilevanza: e cioè la filosofia che sta alla base della manovra e cerca di venire incontro ai redditi più bassi facendone in parte pagare i costi a quelli medi.
Un aspetto che emerge chiaramente dall’impostazione degli adeguamenti delle pensioni, limitati a quelle più basse e dimezzati o annullati per quelle medie o medio-alte.
E soprattutto nella distinzione tra la flat tax riservata agli autonomi fino a 85 mila euro di reddito rispetto all’Irpef mantenuta sugli stipendi dei dipendenti con le stesse entrate. Uno squilibrio che la Banca d’Italia ha voluto sottolineare non a caso.
Più in generale Meloni, attenta oltre ogni previsione al rapporto con l’Europa, deve ancora decidere come impostare quello con le istituzioni italiane che spesso si fanno portavoce o anticipano le richieste di Bruxelles.
Il richiamo a una maggiore attenzione ai rischi dovuti all’evasione fiscale venuto nei giorni scorsi da Mattarella e il monito sull’eccessiva disparità nella tassazione tra redditi autonomi e dipendenti, in questo senso, sono solo gli ultimi esempi.
Sui quali – conclude Sorgi – presto o tardi, non troppo tardi, Meloni sarà chiamata a dare risposte meno improvvisate di quelle del suo sottosegretario”.








