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Attilio Malliani (ambasciatore italiano a Odessa): «Resto qui per portare in salvo tutti gli italiani»

L’ambasciatore italiano a Odessa, responsabile dell’evacuazione degli italiani, Attilio Malliani, parla del dramma umano dietro il conflitto ucraino, a partire dalla sua storia personale. «Ho una moglie ucraina e tre figli di 28, 17 e 15 anni» racconta, «uno è autistico e soffre molto in questa situazione, ma tutti hanno deciso di restarmi accanto. Prima di terminare il mio incarico devo mandare a casa anche l’ultimo italiano rimasto».

Gli italiani bloccati nel Sud dell’Ucraina sono un’ottantina in tutto. «Sono nuclei familiari con bambini in tenera età, di due o tre anni», spiega in un’intervista a Il Giornale. «Purtroppo, molti hanno disatteso l’invito della Farnesina a tornare in Italia in momenti più fattibili. Ora è più complicato. Li chiamo ogni giorno, faccio sentire la mia presenza per un sostegno morale. Li informo sugli sviluppi, mi coordino con l’Unità di crisi della Farnesina. Ho anche inviato ad alcuni medicine per la pressione e il cuore, ma le poste locali ricevono i pacchi che non riescono a consegnare».

E riusciranno a partire «appena ci sarà un corridoio umanitario coordinato dalla Croce Rossa ucraina. Ci sono italiani anche a Myikolaiv, che dista 120 km da Odessa ed è il suo baluardo di difesa. La resistenza ucraina per ora regge e impedisce l’avanzata delle truppe russe». E se Odessa verrà bombardata, come si teme, assicura che «questa gente difenderà fino all’ultimo le proprie case e la propria terra».

«Qui combatte un popolo eroico, la città è russofona, non russofila: parlare russo non significa stare con Putin, sono testimone di un’immane tragedia, ma ho fiducia nella diplomazia internazionale e confido nella grande opera di mediazione italiana. Mi auguro in una veloce risoluzione del conflitto, sembra si stiano facendo grandi passi avanti. Si è accantonato il termine ultimatum, si è fatto largo il dialogo. Lo stesso Lavrov sostiene che si avvicina una fase di adesione al compromesso. Ci sono spiragli, Zelensky ha già affermato che il Paese non entrerà mai nella Nato anche se è già molto vicina ai dogmi e ai canoni di un Paese Ue. Oggi in Ucraina convivono 130 nazionalità diverse in serenità ma in questo momento, più che parlare di annessioni, si deve parlare di pace».

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