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Luigi Sbarra, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio per il Sud: «Il Mezzogiorno può tornare a essere il traino dell’economia nazionale»

Napoli, sviluppo del Mezzogiorno e nuove politiche per la crescita

La ZES Unica, gli investimenti nel Mezzogiorno, l’innovazione, la formazione e il dialogo tra istituzioni, imprese e società civile. Sono questi alcuni dei temi affrontati da Luigi Sbarra, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega alle Politiche per il Sud, a margine dell’evento “Far crescere il Sud nella tempesta globale”, promosso dall’Osservatorio Economico e Sociale Riparte l’Italia con il patrocinio del Comune di Napoli.

Nel corso dell’intervista, Sbarra ha fatto il punto sui risultati della riforma della ZES Unica e sulle strategie che il Governo intende mettere in campo per rafforzare la crescita economica e occupazionale del Mezzogiorno.

Parliamo di crescita del Sud e dunque si parla anche di ZES, ma lei sottolinea che c’è un prima e un dopo la ZES.

«Perché la ZES viene attivata con legge dello Stato nel 2017 con il limite di essere circoscritta solo ad otto aree portuali e retroportuali. La dimensione limitata dei territori, le filiere anch’esse un pochino circoscritte, governance frammentate e deboli non hanno determinato negli anni successivi un impatto significativamente importante per quanto riguarda gli investimenti e soprattutto l’occupazione.

Il Governo Meloni, nell’autunno del 2023, opera un processo di riforma estendendo la ZES all’intero territorio meridionale, elaborando un piano strategico e indicando grandi priorità sulle filiere.

I risultati di questo processo di riforma oggi sono sotto gli occhi di tutti. In due anni la ZES realizza al Sud 20 miliardi di investimenti privati. Secondo studi e ricerche questo determina un impatto economico complessivo di 55 miliardi e 60 mila nuovi posti di lavoro.

Quindi una misura che era nata come intervento emergenziale per volontà del Governo si sta configurando come una vera strategia di politica industriale al Sud per sostenere piccole e medie imprese.

Il Governo intende, forte di questi risultati positivi, consolidare e rafforzare gli investimenti negli anni futuri. Se è vero, come è vero, che nella legge di stabilità per il 2026 stanziamo la cifra più alta di sempre, 2,3 miliardi di euro, e che per i prossimi tre anni, 2026, 2027 e 2028, abbiamo già allocato 4 miliardi e 50 milioni di euro che sono destinati ad aumentare sulla base del tiraggio effettivo.»

Ci sono ancora fattori che bloccano la crescita e quindi da affrontare.

«Ma bisogna fare più investimenti sull’innovazione tecnologica, bisogna investire di più sull’istruzione, sulla scuola, sul tema delle competenze per frenare processi di mobilità dei giovani e bisogna utilizzare in maniera intelligente le tante risorse che oggi soprattutto al Sud abbiamo.

Penso alle risorse della politica di coesione, penso alle risorse che arriveranno nei prossimi tre anni da Transizione 5.0, penso alle risorse che le grandi aziende di Stato dovranno impegnare nei prossimi anni.

Quindi bisogna costruire al Sud un piano strategico, coordinato, integrato che faccia leva su settori e filiere ad alto valore aggiunto.»

Come Osservatorio noi proponiamo il modello del dialogo, quindi mettiamo insieme le istituzioni ma anche le imprese, la società civile. Quanto è importante e determinante questo per la crescita del Sud?

«Enorme. L’obiettivo del Governo è consolidare e migliorare il dialogo tra le dimensioni istituzionali: Governo nazionale, regioni, province, città metropolitane e amministrazioni locali. Favorire un confronto con le parti sociali, con il sistema delle imprese, le organizzazioni sindacali, associazioni, movimenti, il sistema bancario-finanziario e il sistema accademico e universitario.

La vera azione che serve soprattutto al Mezzogiorno è fare rete, fare alleanze, fare comunità e insieme remare nella stessa direzione perché l’esperienza dei quattro anni che abbiamo alle spalle dimostra che quando al Mezzogiorno arrivano politiche pubbliche efficaci, reali e concrete, quando al Sud si presenta una visione unitaria, il Mezzogiorno è pronto a ripartire e ad essere traino per l’intera economia nazionale.»

ZES Unica, investimenti e dialogo tra territori

Nel corso dell’intervista, Luigi Sbarra ha evidenziato come la riforma della ZES Unica abbia trasformato uno strumento inizialmente limitato a specifiche aree portuali in una leva di politica industriale estesa all’intero Mezzogiorno. Accanto agli investimenti e agli incentivi, il Sottosegretario ha indicato nell’innovazione, nella formazione e nella collaborazione tra istituzioni, imprese e società civile gli elementi fondamentali per consolidare la crescita e rafforzare il ruolo del Sud nell’economia nazionale.

Ecco l’intero panel dal titolo “Quali politiche per il Sud” a cui ha partecipato il Sottosegretario:

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