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Lo scoglio è la crescita, non la recessione. Se il Pil non salirà in fretta, il debito resterà alto e saremo più esposti agli shock | Lo scenario di Carlo Cottarelli, Osservatorio conti pubblici

“Certo sarebbe stato meglio stare sotto il 3% del Pil ed uscire dalla procedura di infrazione. Ma stare sotto o sopra questa soglia non cambia molto. Il problema vero è la crescita”.

Lo afferma, in un’intervista a La Stampa, l’economista e direttore dell’Osservatorio sui conti pubblici italiani, Carlo Cottarelli.

“O questo Paese riesce a crescere più rapidamente o resteremo con un debito elevato” aggiunge.

“Il piano di rientro – prosegue Cottarelli –, sulla base delle nuove regole europee, era stato fatto con un graduale aggiustamento dei conti ed anche il debito pian piano doveva scendere.

Questa discesa era lenta perché la crescita del Pil era lenta.

Il problema è che in un arco temporale di più anni capita sempre uno choc, in questa fase la guerra in Iran ed il blocco di Hormuz.

E quando c’è uno shock il debito smette di scendere o sale.

Occorre avere allora un piano in cui il debito, senza choc, scende più rapidamente, ma questo richiede riforme per raggiungere un più alto tasso di crescita del Pil.

Come hanno fatto la Grecia, che dal 2018 ha ridotto il rapporto tra debito e Pil di 50 punti percentuali, o il Portogallo, che ha fatto 40 punti percentuali dal 2017”.

“I mercati non si aspettano che la crisi duri tanto – afferma ancora l’economista –, in caso contrario avremmo un prezzo del petrolio molto più alto.

Il prezzo del gas in questi giorni è attorno a 40 euro per megawattora, nel 2022 prima dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia partivamo da 80 euro e poi siamo arrivati ad oltre 300.

In questa situazione ridurre la crescita solo dello 0,1 è del tutto sensato.

Ripeto, essere sotto al 3% sarebbe meglio ma stare sopra non cambia molto le cose. Non è un dramma.

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