“Per porre fine all’ondata di fango contro una categoria di onesti lavoratori e cercare di ristabilire la verità, le associazioni dei gestori, unitariamente, hanno assunto la decisione di proclamare lo stato di agitazione della categoria, su tutta la rete; di avviare una campagna di controinformazione sugli impianti e proclamare, per le giornate del 25 e 26 gennaio 2023, una prima azione di sciopero, con presidio sotto Montecitorio”.
E’ quanto annunciano in una nota congiunta Faib, Fegica e Figisc/Anisa, dopo le polemiche sul caro-carburante scoppiate all’indomani della fine del taglio delle accise.
Il governo, si legge nella nota congiunta, aumenta il prezzo dei carburanti e scarica la responsabilità sui gestori che diventano i destinatari di insulti ed improperi degli automobilisti esasperati. Avviata contro la categoria una campagna mediatica vergognosa. Nella nota, i gestori affermano che in questo modo vengono “beatificati i trafficanti di illegalità che operano in evasione fiscale e contributiva e che sottraggono all’Erario oltre 13 miliardi di euro all’anno”.
L’impressione, proseguono, “è quella di un esecutivo a caccia di risorse per coprire le proprie responsabilità politiche, senza avere neppure il coraggio di mettere la faccia sulle scelte operate e ben sapendo che l’Agenzia delle Dogane, il Mimit, e l’Agenzia delle entrate hanno, già oggi, la conoscenza e la disponibilità di dati sul movimento, sui prezzi dei carburanti e sull’affidabilità delle comunicazioni giornaliere rese dalla categoria”. “E’ un imbroglio mediatico – concludono – al quale le organizzazioni di categoria intendono dare risposte con la mobilitazione dei gestori”.
Decreto positivo per gli esperti
Il decreto trasparenza sui carburanti varato dal governo e’ positivo, perche’ aumenta l’informazione ai cittadini. Ma in realta’, non ci sono state grosse speculazioni ai distributori, i prezzi sono saliti come le accise. Il problema e’ che a breve i prezzi internazionali di benzina e gasolio potrebbero aumentare davvero, per l’embargo ai prodotti raffinati russi dal 5 febbraio e la ripresa dell’economia cinese.
Pur con diverse sfumature, questa e’ analisi che hanno fatto il presidente di Nomisma Energia, Davide Tabarelli, e il Deputy Chairman di Rothschild & Co (nonche’ ex amministratore delegato dell’Eni), Paolo Scaroni.
“Non c’e’ niente di nuovo e di interessante nel decreto – commenta Tabarelli -, ricorda i tentativi fatti in passato da altri governi, come i cartelloni di Bersani. Aiuta, ma nell’immediato non cambia nulla. I prezzi dei carburanti in Italia sono alti perche’ le accise sono alte”. Piu’ cauto e’ Scaroni: “Non si puo’ essere contrari ad un decreto che aumenta la trasparenza”, dice, anche se “non vedo un grande problema di abusi, i prezzi sono saliti come le accise”.
E poi “abbiamo il doppio o il triplo di stazioni di Francia e Germania, la concorrenza funziona”.
I prezzi aumenteranno ancora
Secondo Tabarelli, il problema vero e’ che “i prezzi internazionali di petrolio, gasolio e benzina adesso sono bassi. Ma sono destinati a risalire. E allora saranno guai veri”. Al momento “l’Arabia Saudita produce molto, la Cina non consuma perche’ ha l’economia bloccata, l’offerta di raffinati dalla Russia non e’ venuta meno”. Ma, prevede l’esperto, “il prezzo del greggio prima o poi dovra’ aumentare, l’economia cinese prima o poi ripartira’”. E quando il 5 febbraio scattera’ il blocco delle importazione di benzina e gasolio da Mosca, “ci sara’ tensione sulla domanda, perche’ non ci sono raffinerie sufficienti in Europa. Non oso pensare a cosa succedera’ a quel punto”. Anche Scaroni ritiene possibili a breve aumenti dei prezzi dei carburanti per la fine delle forniture russe e la ripresa dell’economia cinese dopo i lockdown. Ma non li ritiene inevitabili: “Dobbiamo vedere se succedera’ col gasolio quello che e’ successo col petrolio. Oggi la Russia vende alla Cina il greggio che vendeva a noi, e noi compriamo dall’Arabia Saudita quello che vendeva a Pechino. In futuro, la Russia potrebbe vendere il gasolio ai cinesi, e libererebbe il gasolio indiano, che potremmo comprare noi”.








