[L’intervento] Elena Ugolini (ex sottosegretario all’Istruzione): «I nostri governanti stiano attenti. Non sacrifichiamo il futuro dei bambini e dei giovani chiudendo in modo indiscriminato le scuole»

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su whatsapp
Condividi su email

I dati sulla diffusione del covid sono preoccupanti, ma sarebbe assolutamente sbagliato “sacrificare” di nuovo i ragazzi chiudendo in modo indiscriminato le scuole.

I dati sulla diffusione dei contagi dimostrano che le scuole sono in questo momento i luoghi più sicuri per i ragazzi che entrano in contatto con il virus in casa o in altri contesti non controllati o dove si creano assembramenti.

Probabilmente se avessimo riaperto le scuole prima dell’estate avremmo potuto insegnare ai ragazzi ad usare le mascherine, evitando i contagi di cui stiamo pagando ora le conseguenze.

Siamo stati noi adulti a fare certe scelte ed ora non mi sembra coretto penalizzare subito i giovani perché non siamo in grado di gestire la somministrazione dei tamponi e di potenziare il trasporto pubblico.

Le 19.000 farmacie diffuse sul territorio nazionale potrebbero diventare dei presidi importanti per screening diffusi e l’utilizzo dei mezzi di trasporto privati, potrebbe essere una soluzione semplice in moltissime situazioni.

Potremmo risparmiare i fondi della cassa integrazione destinata ad un settore fermo da mesi per potenziare i trasporti pubblici.

Dovremmo veramente provare tutte le strade possibili per evitare di chiudere nuovamente le scuole.

Non solo per i piccoli!

Chi vede i ragazzi tutte le mattine a scuola capisce che per loro non è stato uno scherzo il lockdown.

Le ansie, le paure, la difficoltà a riprendere un ritmo di vita “normale” sono sotto gli occhi di tutti.

Per molti è difficile stare concentrati, studiare, senza disperdersi e per molti il rischio dell’astenia, quella mancanza di voglia di vivere che fa desiderare la propria camera da letto e la PlayStation come il migliore dei mondi possibili, è sempre in agguato.

L’organizzazione mondiale della sanità ha rilevato quanto abbia inciso il lockdown sulla salute psicologica degli adolescenti che sono stati tra i più penalizzati dalla situazione che abbiamo vissuto.

Solo chi non sta con i ragazzi può dire che è meglio chiudere piuttosto che avere una didattica in cui si alternano giorni in presenza e giorni a distanza.

Solo chi non ha vissuto concretamente che cosa significa chiudere una classe per una settimana perché c’è stata una segnalazione di contagio da parte della Asl può affermare che è meglio sospendere totalmente l’attività didattica.

Nel caso di uno studente positivo, i compagni fanno i tamponi e in attesa dell’esito si passa alla didattica a distanza, per poi ritornare di nuovo in classe dopo aver avuto l’esito dei tamponi che nella quasi totalità dei casi sono negativi.

I ragazzi capiscono che questo è il modo per poter continuare a venire a scuola e accettano le procedure con grande serietà.

Venire a scuola per imparare insieme è importantissimo, soprattutto in un momento in cui si stanno riducendo le possibilità di praticare attività sportive e di trovarsi fra amici.

Ma ci sono altre due ragioni per cui è fondamentale che le scuole non richiudano in modo indiscriminato.

La prima: attraverso gli 8 milioni e mezzo di studenti che le frequentano si arriva in modo diretto o indiretto a monitorare tutta la popolazione italiana.

In queste prime settimane di scuola lo abbiamo visto.

Con i tamponi fatti in modo mirato ma diffuso, siamo riusciti a spezzare sul nascere molte catene di contagi che avrebbero potuto continuare a crescere, indisturbate, all’interno delle famiglie.

La seconda: solo chiusure mirate e localizzate possono evitare che si amplino ancora di più i divari fra i territori.

Le indagini sull’uso della didattica a distanza durante il lockdown hanno rivelato che almeno un milione di studenti non è riuscito a farne uso.

Il dato certo è che queste criticità sono state molto più alte nelle regioni del Sud, a cominciare dalla Campania che ieri ha deciso di chiudere i battenti di tutte le scuole di ogni ordine e grado.

Nei mesi del lockdown abbiamo tolto la possibilità di andare a scuola a milioni di studenti che abitavano in zone con dati di contagio inesistenti e lo abbiamo continuato a fare anche a maggio quando la situazione stava cambiando anche nei territori più colpiti.

Ora, non possiamo più permetterci di far pagare lo scotto della situazione ai più giovani.

Iscriviti alla Newsletter

Ricevi gli ultimi articoli di Riparte l’Italia via email. Puoi cancellarti in qualsiasi momento.

Questo sito utilizza i cookie per migliorare l'esperienza utente.