“A 50 anni dalla legge sul divorzio è ora di aprire una nuova stagione dei diritti”. Lo scrive su Repubblica Linda Laura Sabbadini invitando a pensare “all’arretratezza della situazione delle donne. Meno della metà lavora e non c’è verso di aumentare seriamente i posti nido e le infrastrutture sociali. I nidi – spiega la direttrice centrale dell’Istat – servono ai bimbi, per il loro percorso formativo, servono alle loro madri, per avere meno carico di lavoro familiare, e poter più facilmente lavorare, servono al Paese perché contribuiscono alla giustizia sociale, ma anche alla crescita economica. Investire sui nidi e le infrastrutture sociali ha un effetto moltiplicatore di perequazione e di contrasto alle diseguaglianze.
Il Comitato Colao aveva proposto di agire tempestivamente e di darsi l’obiettivo del 60% di copertura dei nidi. Il segretario del Pd Zingaretti si è dichiarato più volte d’accordo proprio sul 60%, e così Leu ed esponenti dei 5 stelle. Ma allora perché sui nidi il governo ha stanziato solo 100 milioni, per il 2022? E perché nell’ultima bozza di documento sul Recovery è prevista una cifra di 0,9 miliardi per i nidi? Cioè il nulla? Perché c’è una resistenza culturale profonda a tutto ciò che riguarda la parità di genere e le infrastrutture sociali. Non è nelle priorità. E poi ci si lamenta del calo della fecondità.
Ma che dovrebbero fare le donne senza un minimo di sostegno? Che dovrebbero fare senza nessuna politica di condivisione dei carichi familiari? E in più senza neanche il lavoro. Emendate la legge di bilancio, siate trasparenti sulla cifra di copertura dei nidi a cui volete arrivare. Cambiate il documento del Recovery e aggiungete un settimo pilastro sulla parità di genere. Finanziatelo adeguatamente. Siamo ancora in tempo”.








