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L’ex ministro Fornero: “Mi sembra una manovra equilibrista che dimentica la crescita”

“Una legge di Bilancio può essere scritta per descrivere una strategia per il futuro oppure per ‘tenere buoni’ i valutatori – dalla Commissione Europea alle agenzie di rating – scontentando il minor numero possibile di elettori.

A quest’ultima categoria appartiene la seconda legge di Bilancio predisposta dal governo Meloni: darà un po’ di sostegno all’economia, senza però avviare un percorso sostenibile di crescita, e peggiorerà il debito pubblico.

Un equilibrismo non facile, con il rischio non piccolo che la corda si spezzi al primo vento non proprio amichevole”.

Lo scrive, in un commento sulla Stampa, l’economista ed ex ministra Elsa Fornero.

“I governi di sinistra tendono ad aumentare la spesa pubblica per beni, servizi e trasferimenti ai cittadini; i governi di destra tendono piuttosto a ridurre le imposte – spiega – lasciando che siano coloro che ne beneficiano a decidere come spendere le maggiori risorse finanziarie a disposizione.

In ogni caso, ne risulta un disavanzo di bilancio (o un peggioramento dell’avanzo) giacché difficilmente il maggior gettito fiscale derivante dalla conseguente crescita del Prodotto interno lordo compensa il disavanzo creato dalla manovra”.

“Se il Paese è già fortemente indebitato, il peggioramento dei conti pubblici ne aumenta il rischio finanziario”, sostiene Fornero, ribadendo: “Un campanello d’allarme che misura la distanza tra le promesse elettorali e la possibilità di realizzarle quando si hanno responsabilità di governo”.

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