L’Italia insieme a tutti i Paesi Ue ha mancato la scadenza del 29 maggio 2026 per recepire la Direttiva europea “Case Green” (EPBD IV).
Con il recepimento si sarebbero dovute indicare le norme operative su requisiti, incentivi e tempistiche per realizzare gli obiettivi di efficienza energetica su cui si erano accordati i Paesi con l’approvazione della direttiva.
Essa prevede una riduzione dei consumi residenziali di energia del 16% entro il 2030 rispetto al 2020 e del 20-22% entro il 2035 come tappe intermedie prima del 2050.
Per tutti i Paesi si è aperta quindi la procedura d’infrazione; i Governi nazionali hanno ora due mesi per rispondere a Bruxelles e notificare il recepimento.
Il ritardo generale fa parte del processo di rallentamento e rinvio del Green Deal messo in atto negli ultimi anni.
Tuttavia, pur essendo tutti i 27 in ritardo, 15 hanno presentato tra dicembre 2025 e maggio 2026 in via preliminare i Piani Nazionali di Ristrutturazione degli Edifici (PNRE) come previsto dalla direttiva.
Essi prefigurano una riduzione del consumo di energia primaria compresa tra il 24% e il 73% entro il 2050, rispetto ai livelli attuali.
Dimostrano inoltre un forte impegno nella riduzione delle emissioni di gas serra, con circa la metà dei piani preliminari che stimano una riduzione superiore al 90% entro il 2050; si punta a far coprire da energie rinnovabili dal 40% al 90% del consumo energetico degli edifici entro il 2030.
Per l’Italia, che riceve la sua terza lettera d’infrazione sul tema, non si tratta solo di un ritardo ma di un ostruzionismo palese al recepimento delle norme che riguardano la ristrutturazione del patrimonio edilizio nei termini richiesti dalla direttiva.
A fine 2025 era stata aperta una prima procedura per non aver rispettato gli obblighi relativi al divieto di incentivazione delle caldaie a combustibile fossile (con scadenza 1° gennaio 2025); a marzo una seconda procedura per la mancata presentazione del PNRE (entro il 31 dicembre 2025).
La terza infrazione, che riguarda ora il mancato recepimento della direttiva, si inquadra nell’assenza totale nella sua calendarizzazione da parte del Governo che, nonostante l’approvazione della direttiva risalga ad aprile 2024, non ha avviato né sul piano legislativo né su quello programmatorio alcun processo di approvazione, opponendosi alla sua inclusione nella legge di delegazione Europea del 2025.
Alla data ultima per il recepimento della direttiva il Parlamento ha però approvato un controverso “Piano casa”, legge di proposta governativa, sotto il segno di una promessa apparentemente inattaccabile: affrontare l’emergenza abitativa italiana, aumentare gli alloggi disponibili, sostenere chi non riesce più a permettersi una casa nelle grandi città e rimettere mano a un patrimonio pubblico in larga parte degradato o inutilizzabile.
Nei fatti, destina però risorse modeste allo scopo e, secondo alcuni, sta semplicemente ridisegnando le condizioni della proprietà e facendo spazio a nuovi interessi immobiliari, senza mettere al centro gli obiettivi della direttiva sulle case green.








