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Stefano Lepri (La Stampa): «Il blocco dei licenziamenti: i partiti mancano di capacità progettuale»

«Nessun Paese avanzato» sottolinea «ha bloccato i licenziamenti durante la crisi da Covid; salvo per un breve periodo iniziale, l’anno scorso, la Spagna, dove c’è un governo di sinistra. Come ormai è noto, in Italia il blocco non ha impedito che circa mezzo milione di posti di lavoro dipendenti sparisse. Soprattutto per mancato rinnovo di contratti precari.» Parla così Stefano Lepri sulla Stampa.

«La dice lunga sulla politica italiana il fatto che abbia dimostrato un certo attaccamento al blocco – ora rientrato, pare – anche la Lega, oltre alle forze di sinistra che storicamente sono influenzate dai sindacati, e al M5S. Si conferma che abbiamo davanti partiti deboli, che in mancanza di capacità progettuale propria inseguono i gruppi di interesse più robusti e determinati.»

«Ormai che è in vista l’uscita dalla recessione da pandemia, e che addirittura in alcune città e in certi settori si parla di posti di lavoro vacanti, la questione dovrebbe sdrammatizzarsi. Non ha senso» aggiunge Lepri «bloccare le uscite da imprese che non ce la fanno più quando ce ne sono altre pronte a sfruttare, assumendo, le occasioni nuove che si aprono.»

«Tanto più spicca quanto fosse assurdo che il Pd, al tempo di Nicola Zingaretti, accusasse la Lega di “neoliberismo” (per i neoliberisti è essenziale non porre vincoli ai licenziamenti). Nell’attuale legislatura tutte le forze politiche più che rivolgersi direttamente ai cittadini hanno cercato consenso dalla somma di minoranze molto determinate, ritenute le uniche capaci di spostare voti.»

«Ora, con il governo Draghi che un progetto collettivo cerca di individuarlo, quelle istanze diventano bandiere all’interno di una maggioranza eterogenea. In alcuni casi, l’effetto può essere dirompente. Il più grave è il fisco, dove la ricerca delle minoranze arrabbiate porta a compiacere gli evasori fiscali (condono delle cartelle e altro) piuttosto che la generalità dei contribuenti.»

«Insomma,» conclude « il rischio è che restino senza rappresentanza parti importanti del Paese. Da una parte le tante imprese che rispettano le leggi e pagano le tasse, ma non vogliono sottostare a obblighi irrazionali; dall’altra i lavoratori non garantiti o disoccupati. In teoria, dovrebbero occuparsene rispettivamente la destra e la sinistra; ma i canali d’ascolto funzionano poco.»

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