«Un ente inutile? La risposta è no. E nemmeno un’organizzazione vicina alla “morte cerebrale”, come aveva pronosticato il presidente francese Emmanuel Macron. La Nato serve ancora e servirà nel futuro. Né più né meno come è accaduto in un recente passato che non è passato del tutto». Lo scrive Paolo Lepri sul Corriere della Sera a proposito del “nuovo corso” dell’Alleanza atlantica: “Ai suoi confini, infatti, c’è la “minaccia” della Russia».
«I “Trenta” (da ieri siede al tavolo di Bruxelles anche la Macedonia del Nord) condannano le “politiche aggressive” di Vladimir Putin. Sanno benissimo che cosa si pensa al Cremlino dei rapporti Est-Ovest e del confronto tra liberalismo e autoritarismo nelle relazioni internazionali».
«Ma» sottolinea l’editorialista «sarebbe sbagliato fermarsi a Mosca. Un’alleanza strategica ha il compito di guardare lontano, anche molto più in là dei suoi confini. In un mondo dove si muove con determinazione un Paese come la Cina che pone “sfide alla sicurezza, alla prosperità e ai valori occidentali”. Ora tutto è diverso. Cambiare linguaggio è già un segno di vitalità, voler difendere la nostra libertà è qualcosa di più. Con lo stesso spirito, forse, che ha animato gli anni più gloriosi di un’organizzazione che contribuì a cambiare il corso della storia. Certo, ci è voluto tutto l’impegno del presidente americano, che ha messo subito in rilievo a Bruxelles la “fondamentale importanza” della Nato per gli interessi statunitensi».
«Joe Biden ha fatto di tutto, in queste settimane, per rimettere insieme i cocci provocati dalle intemperanze isolazioniste del suo predecessore e dalla sua viscerale antipatia nei confronti dell’Europa. Quella fondata nel 1949 a Washington è diventata oggettivamente un’organizzazione politica, chiamata a misurarsi su problemi legati alla globalizzazione. Tenendo soprattutto conto dello stretto legame esistente tra le minacce delle guerre tecnologiche e le ideologie autoritarie. Ora che i suoi “avversari” sono Putin e Xi Jinping (ferma restando la volontà di incoraggiare il dialogo e la collaborazione su aree essenziali). La spinta ideale non può non affiancare,» conclude Lepri, «con nuovi strumenti, la capacità più generale di difendere dalle minacce i Paesi membri».








