Regno Unito, Islanda e Norvegia sono sempre più vicine all’orbita di Bruxelles. È questa una delle conseguenze del nuovo corso inaugurato alla Casa Bianca da Donald Trump: la guerra in Iran e i continui attacchi del tycoon a Nato e Ue hanno aumentato la consapevolezza in Europa di dover ripensare l’alleanza occidentale.
Il trend del cosiddetto “reset” post-Brexit è visibile oltremanica, accelerato dalle tensioni tra Washington e Londra. La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, e il primo ministro Keir Starmer hanno discusso del prossimo vertice Ue-Regno Unito, atteso per la seconda metà di luglio.
Secondo un’analisi del Times, l’influenza di Londra su Washington è ai minimi storici: un passo decisivo verso il riavvicinamento potrebbe arrivare il 13 maggio, durante il discorso di Re Carlo sul programma legislativo del governo.
I fari di Bruxelles sono puntati anche sull’Islanda, dove il 29 agosto un referendum deciderà sulla ripresa dei negoziati di adesione, e sulla Norvegia, dove la rottura dei rapporti con la Russia e le mire di Trump hanno reso l’Artico meno sicuro, spingendo la politica locale a riconsiderare l’ingresso nell’Unione.
Sul fronte sicurezza, avanza il lavoro per delineare i confini dell’articolo 42.7 dei Trattati sulla mutua assistenza. La clausola è tornata di attualità dopo che le basi britanniche a Cipro sono finite nel mirino dei missili iraniani.
La presidenza cipriota dell’Ue ha già anticipato l’intenzione di inserire il tema in agenda al Consiglio europeo informale di Nicosia, previsto per il prossimo 24 aprile.








