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L’economia italiana soffre una condizione di progressivo indebolimento | L’analisi di Vincenzo Visco

Secondo Vincenzo Visco, l’economia italiana si trova in una condizione di progressivo indebolimento che il dibattito pubblico tende a sottovalutare.

L’autore richiama una serie di problemi strutturali: crescita stagnante, elevato debito pubblico, vulnerabilità ai mercati finanziari, aumento della povertà, declino del ceto medio, insufficienza dei servizi pubblici, riduzione dei salari reali e calo demografico.

Visco sostiene che le cause principali siano interne e non attribuibili all’Europa, il cui rafforzamento dovrebbe anzi restare un obiettivo strategico.

A suo giudizio, il problema centrale è la mancata crescita, dovuta alla bassa accumulazione di capitale e alla scarsa produttività.

Tra il 2000 e il 2020 gli investimenti si sono ridotti sensibilmente e, per contenere i conti pubblici, i governi hanno tagliato soprattutto gli investimenti pubblici.

Anche le imprese hanno investito poco, pur beneficiando di moderazione salariale, incentivi e limitata concorrenza in molti settori.

In questo contesto, sostiene l’autore, i profitti sono stati spesso privilegiati rispetto alla crescita, con effetti negativi su occupazione e sviluppo.

Visco individua quindi alcune priorità di intervento.

In sanità propone una revisione della spesa e del sistema delle convenzioni private, accompagnata da un rafforzamento dei servizi pubblici.

Sul piano fiscale chiede una riforma generale capace di ristabilire equità e recuperare gettito da destinare soprattutto alla riduzione della pressione sui redditi medi da lavoro e da pensione.

L’evasione fiscale, afferma, potrebbe essere contrastata molto più efficacemente grazie agli strumenti tecnologici e all’intelligenza artificiale.

L’equilibrio di bilancio e la riduzione del debito restano obiettivi prioritari, ma devono accompagnarsi a una politica di investimenti pubblici concentrata su infrastrutture, sicurezza del territorio, energia, ricerca, istruzione e sanità.

L’autore sottolinea inoltre la necessità di superare il nanismo delle imprese italiane, eliminando gli incentivi che ne frenano la crescita dimensionale, e di riformare il mercato del lavoro rafforzando il ruolo dei sindacati, l’occupazione femminile e una gestione più efficace dell’immigrazione.

Un ruolo centrale nella futura strategia di sviluppo viene infine attribuito all’intelligenza artificiale, da utilizzare nelle politiche industriali, nella pubblica amministrazione e nel contrasto all’evasione fiscale.

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