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Le spiagge siciliane stanno scomparendo | L’analisi

In Sicilia le spiagge stanno scomparendo, l’erosione costiera se le sta portando via di anno in anno. Le divora, le riduce, le cancella. I dati raccolti dalle associazioni ambientaliste fotografano l’attuale situazione dell’Isola: su 1.623 chilometri di costa oltre 800 sono a rischio erosione.

A Salina, Pollara il litorale del “ Postino” è quasi scomparso stessa sorte per Eraclea Minoa L’allarme degli ambientalisti si scontra con la proroga ai lidi

In Sicilia le spiagge stanno scomparendo, l’erosione costiera se le sta portando via di anno in anno. Le divora, le riduce, le cancella. I dati raccolti dalle associazioni ambientaliste e rilanciare dall’edizione locale di Repubblica- fotografano l’attuale situazione dell’Isola: su 1.623 chilometri di costa oltre 800 sono a rischio erosione. Numeri che sconfessano la tesi dei balneari, ovvero « prorogateci perché tanto le spiagge ci sono per tutti » , addotta per chiedere l’estensione senza fine della durata delle concessioni.

«Le spiagge non sono infinite e quelle che ci sono si stanno dissolvendo » , ribattono gli ambientalisti lanciando l’allarme.

A Eraclea Minoa l’erosione ha quasi cancellato la spiaggia e danneggiato un chiosco che lì aveva ottenuto la concessione balneare. In questo tratto di costa, tra l’altro, si era provato a contenere il fenomeno che prosegue da anni ed è ormai irreversibile. «Un disastro — allarga le braccia il presidente di Mareamico Agrigento Claudio Lombardo — nonostante siano state costruite tre barriere sub ortogonali l’intervento non è servito a nulla. Il caso di Eraclea non è l’unico in Sicilia, ci sono diverse concessioni che sono attualmente in mare aperto. Perché non esiste più la spiaggia».

Il 42% della costa della città di Agrigento è inibita alla balneazione per rischio crolli.

Nelle Eolie, a Salina, della spiaggia di Pollara, resa celebre dal film “Il Postino” con Massimo Troisi, è rimasto solo un pezzetto. « Penso anche a Canneto, Acquedolci o al lungomare di Filicudi — osserva il sindaco di Lipari, Riccardo Gullo — Il processo erosivo è in atto e bisogna attrezzarsi per questa nuova realtà. Noi abbiamo dato l’incarico per il piano regolatore portuale e speriamo di farlo seguire, entro l’anno, da un piano di protezione e ripascimento delle spiagge».

A Trapani negli anni Sessanta la Regione ha costruito interi quartieri popolari sulle dune della spiaggia San Giuliano. « È stata costruita una strada provinciale — interviene il dirigente del settore Lavori pubblici del Comune di Trapani, Orazio Amenta — e altri edifici pubblici, tra cui l’università, interrompendo irreversibilmente il gioco di vento e maree che garantiva la ricarica di sabbia della spiaggia. Poi a metà degli anni Settanta è stata persino coperta una salina sulla spiaggia per realizzare un insediamento turistico».

Oggi la spiaggia, ridotta a unatrentina di metri di larghezza, almeno due volte l’anno ricopre di sabbia quella strada provinciale rendendola impraticabile. «Ma quella sabbia sporca dai residui della carreggiata stradale — prosegue Amenta — non può essere immessa sulla battigia e piano piano anche quello che resta del litorale è destinato a scomparire». I dati parlano di un arretramento di circa sette metri di spiaggia negli ultimi vent’anni.

In provincia di Palermo clamoroso è il caso di Trabia, in località San Nicola, dove le decine di villette realizzate sulla spiaggia, hanno irrigidito la linea di costa, aumentando esponenzialmente il fenomeno erosivo col risultato che ormai le abitazioni sono a pochissimi metri dalla battigia. Nel Messinese l’erosione sta divorando la spiagge di Sant’Agata di Militello, Gioiosa Marea e Capo d’Orlando.

«L’urbanizzazione costiera è tra le cause principali del fenomeno — interviene Salvatore Granata, responsabile dell’Osservatorio sull’erosione delle spiagge — Sono state costruite case, a volte anche abusive, o opere dalla pubblica amministrazione. Sono state distrutte le duneche smorzavano la forza dell’onda». Secondo gli esperti la Regione non è mai stata in grado di intervenire sulla causa. « Si è intervenuto sull’effetto — prosegue Granata — . Così attorno alla difesa del litorale si moltiplicano incarichi progettuali e appalti che assorbono enormi risorse finanziarie. Spesso questi interventi non servono a nulla. A volte peggiorano la situazione».

Intanto si continua a dibattere sulla “stabilizzazione” delle concessioni balneari. « Le nuove gare vanno bandite subito con criteri di tutela ambientale altissima — dice il presidente regionale di Legambiente, Tommaso Castronovo — Preservando le spiagge a rischio e prevedendo la possibilità che il 50% sia adibito a spiaggia libera».

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