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Le porte aperte da Leone | L’analisi di Luca Diotallevi

Sul Mattino Luca Diotallevi descrive il primo anno di pontificato di Papa Leone XIV come una fase di riapertura del dialogo.

Le standing ovation alla Sapienza e a Napoli indicano la capacità del pontefice di mantenere aperti i canali ereditati e di riaprirne altri, trasformando anche attacchi in occasioni di confronto con settori lontani dell’opinione pubblica.

Il confronto implicito è con il 2007, quando Papa Benedetto XVI fu costretto a rinunciare alla lectio magistralis alla Sapienza: oggi quello stesso ambiente accoglie e applaude il suo successore.

Leone XIV si rivolge alle persone: agli studenti riconosce paure e inquietudini e li invita a viverle senza rimuoverle, richiamando il percorso di Sant’Agostino; ai docenti riconosce una forma alta di carità, quella educativa, intesa come opera di misericordia spirituale.

Questo avvio è considerato significativo, ma non sufficiente: iniziare un’opera non equivale a compierla, e il rischio è scambiare un buon inizio per un risultato.

Diotallevi richiama anche il pericolo che il successo iniziale venga trasformato in consenso e immagine, alimentato da dinamiche di cortigianeria, già denunciate da pontefici come Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco.

Il punto è che il papa ha riaperto porte e ricostruito condizioni di dialogo, ma ora deve indicare la direzione: chiarire come declinare i principi di cui è testimone.

Restano così aperti passaggi impegnativi: la denuncia delle mafie, il rapporto tra fede e ragione, tra cristianesimo e scienza, e la distinzione tra guerra e difesa degli innocenti, che secondo il magistero può configurarsi come dovere.

Dopo aver reso possibile il confronto, il pontefice è chiamato a riempirlo di contenuti, anche a rischio di perdere consenso; solo affrontando questa fase, conclude Diotallevi, il primo anno potrà dirsi davvero ben speso.

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