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Lavoro al top e disoccupazione ai minimi, ma ci sono più inattivi | Il rapporto dell’Istat

Primo trimestre dell’anno con l’occupazione record e la disoccupazione ai minimi, anche se sulla discesa del tasso dei senza lavoro pesa l’aumento degli inattivi, ovvero di coloro che un impiego non lo hanno e non lo cercano.

La fotografia dell’Istat sul mercato del lavoro nei primi tre mesi del 2026 vede anche il boom degli indipendenti e un calo dei lavoratori stabili.

Il tasso di occupazione tra i 15 e i 64 anni sale al 62,7% (+0,2 punti in tre mesi), mentre il tasso di disoccupazione scende al 5,3% (-0,4 punti): rispettivamente il livello più alto e più basso dall’inizio delle serie storiche trimestrali, partite nel 2004.

Il tasso di inattività risale però al 33,7% (+0,1 punti), tornando al livello del primo trimestre 2023.

L’andamento del mercato del lavoro è positivo in tutta l’Unione europea: nei primi tre mesi dell’anno, come indica Eurostat che considera la fascia tra i 20 e i 64 anni, il tasso di occupazione sale al 76,3% (dal 76,2% dell’ultimo trimestre del 2025).

E a guidare la crescita su base trimestrale è proprio l’Italia, che con un incremento di 0,5 punti percentuali segna il miglior risultato tra i Paesi membri.

Nel complesso il numero degli occupati in Italia cresce e si attesta a 24 milioni 207mila, con un aumento di 67mila unità rispetto al quarto trimestre 2025, spinto dai dipendenti a tempo determinato (+9mila) e soprattutto degli indipendenti (+72mila), a fronte del calo dei dipendenti a tempo indeterminato (-13mila).

Nel confronto annuo la crescita prosegue a ritmi meno intensi rispetto al trimestre precedente, segnando comunque +50mila occupati: in questo caso il traino arriva solo dagli indipendenti (+238mila in un anno), mentre calano i dipendenti, sia a termine (-107mila) sia a tempo indeterminato (-81mila), dopo diciotto trimestri di crescita ininterrotta.

Parallelamente si rafforza la riduzione del numero di disoccupati (-394mila in un anno) e l’aumento degli inattivi (+320mila).

Continua intanto a migliorare il Sud, dove il tasso di occupazione sale e si attesta intorno al 50%.

I dati “confermano il consolidamento di una fase molto favorevole per l’occupazione nel Mezzogiorno”, afferma il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega al Sud, Luigi Sbarra, sottolineando che gli strumenti messi in campo dal governo Meloni “stanno dando risultati concreti”.

Lettura più che critica, invece, dall’opposizione.

I dati “smentiscono Meloni”, afferma il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto: “C’è il tonfo dei contratti a tempo indeterminato e la crescita dei lavoratori inattivi: è la trappola costruita in questi anni”.

Tra i sindacati, la Uil va all’attacco: “Dietro una debole crescita dell’occupazione si nasconde un mercato del lavoro precario che lascia indietro giovani, donne e Sud”, afferma la segretaria confederale Ivana Veronese, rimarcando tra l’altro il divario tra uomini e donne (tasso al 71,3% contro il 54,1%).

E poi c’è chi il lavoro lo cerca, come può.

Di certo continua a prevalere, seppure in riduzione, l’uso del canale informale: sempre nel primo trimestre dell’anno risulta che il 72% dei disoccupati si rivolga ancora a parenti, amici e conoscenti.

Segue, anch’esso in calo, l’invio di domande e curricula (67,5%), mentre aumenta la consultazione di offerte di lavoro (57%).

In diminuzione anche la quota di coloro che hanno risposto o messo inserzioni (36,8%), hanno sostenuto colloqui o selezioni (31,6%), si sono rivolti al Centro pubblico per l’impiego (30,6%) o hanno partecipato ad un concorso pubblico (9,5%); prosegue, invece, l’aumento di quanti si sono rivolti ad agenzie private di intermediazione o somministrazione (20,3%).

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