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[L’analisi] Niente più tartufo italiano per la Russia. Ecco le sanzioni che fanno male anche ai conti del Made in Italy

Bloccate anche le importazioni di tartufo italiano in Russia. Secondo l’analisi della Coldiretti su dati Istat, nel 2021 aveva subito un aumento nelle esportazioni del 53% per un valore di ben 30,2 milioni di euro. Si tratta di «una specialità Made in Italy sempre più ricercata dai ricchi russi che partecipano attivamente ormai da qualche anno in collegamento da Mosca alla tradizionale asta mondiale del tartufo di Alba dove – riferisce la Coldiretti – nel 2021 è stata battuta una trifola da 830 grammi per 103mila euro».

È «un valore – precisa la Coldiretti – nettamente superiore al limite dei 300 euro per articolo fissato dal regolamento comunitario come il limite massimo per potere esportare i prodotti di lusso inseriti nella black list. Un duro colpo per il tartufo italiano che ha appena festeggiato l’iscrizione come patrimonio culturale immateriale dell’umanità tutelato dall’Unesco di un’arte che coinvolge in Italia circa 150mila cercatori, cavatori e appassionati».

Coldiretti ricorda che «il prezzo medio del tartufo bianco ha raggiunto quest’anno i 480 euro all’etto al borsino del tartufo di Alba, punto di riferimento a livello nazionale per il tubero più prezioso d’Italia, sui massimi toccati negli ultimi anni con i 350 euro nel 2013, i 500 euro nel 2012 e i 450 euro all’etto del 2017 per pezzature medie dai 15 ai 20 grammi». Secondo l’analisi Coldiretti, «la scelta di impedire, con le sanzioni Ue per la guerra in Ucraina, le vendite di prodotti sopra il valore di 300 euro ad articolo va a colpire anche una selezione ristretta di vini italiani (con l’esplicita esclusione del solo Prosecco), come ad esempio alcune bottiglie di Sassicaia, Barolo, Amarone, Brunello di Montalcino che possono in alcuni casi superare il limite».

Nella black list comunitaria, oltre a vino e tartufi, compare il caviale con l’Italia che è diventata in pochi anni il secondo produttore mondiale delle pregiate uova di storione, subito dopo la Cina. Una specialità Made in Italy, prosegue Coldiretti, che viene esportata in Russia anche se ad essere colpite sono le confezioni più grandi di valore superiore ai 300 euro.

Proprio questo limite, sottolinea Coldiretti, sembra invece escludere dal provvedimento Ue, nonostante l’inclusione nella lista, la maggior parte dei vini, le birre e la stragrande maggioranza dei liquori venduti ad un importo più basso. Ma a pesare sulle esportazioni Made in Italy sono pure, rileva ancora, gli effetti della guerra sulle transazioni commerciali, con le difficoltà nelle spedizioni dovute al blocco dei trasporti ma anche gli interrogativi sulla solvibilità degli importatori russi, con un’economia messa alle corde dalle sanzioni.

«Le conseguenze del conflitto ucraino rischiano dunque – denuncia l’associazione – di aggravare ulteriormente gli effetti dell’embargo deciso da Putin con il decreto n. 778 del 7 agosto 2014, e da allora sempre prorogato, come risposta alle sanzioni decise dall’Unione Europea, dagli Usa ed altri Paesi per l’annessione della Crimea. Un blocco che è già costato alle esportazioni agroalimentari tricolori 1,5 miliardi negli ultimi 7 anni e mezzo».

«Il Decreto di embargo tuttora in vigore colpisce una importante lista di prodotti agroalimentari con il divieto all’ingresso di frutta e verdura, formaggi, carne e salumi, ma anche pesce, provenienti da Ue, Usa, Canada, Norvegia ed Australia, e il completo azzeramento delle esportazioni in Russia di prodotti simbolo del Made in Italy, dal Parmigiano Reggiano al Grana Padano, dal prosciutto di Parma a quello San Daniele, ma anche frutta e verdura», avverte infine la Coldiretti.

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