Su La Stampa, Serena Sileoni analizza il significato politico e tecnico dell’accordo preliminare raggiunto tra Parlamento europeo, Consiglio e Commissione sui regolamenti attuativi dell’intesa tariffaria siglata da Donald Trump e Ursula von der Leyen.
Sul piano tecnico, l’intesa rappresenta il passaggio necessario per rendere operativo l’accordo di Turnberry definito l’estate scorsa in Scozia.
I regolamenti recepiscono a livello legislativo le condizioni concordate politicamente tra Stati Uniti e Unione Europea.
Secondo l’autrice, la vera sorpresa sarebbe stata un mancato accordo, non il contrario.
Nel merito, il quadro regolatorio prevede l’eliminazione dei dazi europei sui beni industriali statunitensi, compresi i farmaci, e un accesso preferenziale per molti prodotti agricoli americani, mentre resta un dazio del 15% su buona parte delle esportazioni europee verso gli Usa.
Viene inoltre prorogato il regime a dazio zero per le importazioni di aragosta statunitense.
Sileoni sottolinea però soprattutto gli aspetti procedurali dell’intesa.
I regolamenti introducono clausole di salvaguardia che consentono alla Commissione europea di sospendere le concessioni su acciaio e alluminio se Washington manterrà dazi superiori al 15% sui derivati europei entro il 2026.
Sono previste inoltre misure di sospensione generale nel caso in cui gli Stati Uniti non rispettino gli impegni assunti o provochino danni ai produttori europei.
Una clausola finale stabilisce la scadenza dell’accordo al 31 dicembre 2029, salvo rinnovo.
Sul piano politico, l’editoriale osserva che il lungo negoziato tra le istituzioni europee dimostra le difficoltà interne all’Unione nel bilanciare la difesa dei settori produttivi europei e la volontà di mantenere rapporti stabili con il principale partner commerciale occidentale.
Secondo Sileoni, chi interpreta l’intesa come una resa dell’Europa agli Stati Uniti trascura il peso della relazione economica transatlantica, che rappresenta circa il 30% del commercio mondiale e il 43% del Pil globale.
Per l’autrice, le clausole di salvaguardia e la scadenza fissata al 2029 mostrano piuttosto un atteggiamento di prudente attesa verso l’evoluzione della politica americana dopo la presidenza Trump.








