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La Schlein non vuole larghe intese con la destra | L’analisi di Stefano Folli

Elly Schlein – sottolinea Stefano Folli su Repubblica – è tornata su un tema che le è familiare: la contrarietà a qualsiasi tipo di “larghe intese” con la destra; e dunque la volontà di andare al governo senza compromessi, attraverso una vittoria elettorale.

È una posizione più che legittima, anzi sarebbe strano il contrario: nessun leader politico, in uno scenario all’incirca bipolare, potrebbe dire qualcosa di diverso.

Ma come mai la segretaria del Pd ha sentito il bisogno, proprio adesso, di confermare la linea?

Ci sono varie ragioni.

Una è che dire “no” alle larghe intese, ossia a un accordo di governo con la parte avversa (il centrodestra), significa in realtà dire un “no” implicito a un esecutivo “tecnico”.

È la formula tipica con cui si sono realizzate nel corso di un recente passato le intese tra forze politiche lontane: ognuna mantiene la propria identità, mentre un premier scelto fuori dal sistema partitico copre i necessari patti trasversali.

Oggi una simile ipotesi è davvero poco verosimile.

Tuttavia Schlein ci tiene a precisare che lei sarebbe contraria.

E allora ecco i due mini-Aventini: nessuna partecipazione al voto sia per la Rai sia per la Consulta.

Scelte discutibili ma in qualche misura razionali: volte non solo a rifiutare i compromessi, ma anche a impedire i compromessi altrui.

In due parole, ci si difende dalle astuzie di Conte.

Ed è facile concludere che si tratta della stessa logica per cui si sventola il rifiuto delle “larghe intese”, estesa alla vaga ipotesi di un ritorno dei “tecnici”.

Per certi aspetti il Pd e FdI seguono in modo parallelo la stessa traiettoria.

Né Elly Schlein né Giorgia Meloni hanno interesse a convergere su qualche soluzione confusa per salvare la legislatura.

Entrambe sono portate a scelte radicali.

La premier è convinta, non senza ragioni, che il 30 per cento o più sia alla sua portata.

La leader del Pd pensa che le elezioni le offrirebbero l’occasione di entrare a Palazzo Chigi dal portone principale, che naturalmente non è quello delle intese di corridoio.

È chiaro che una delle due si illude.

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