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La proposta di Luisa Torchia per gestire il Recovery: no a task force, inserire giovani laureati nelle strutture già esistenti, con la supervisione del Ciae

Una questione posta un po’ da tutti. A Mario Draghi una domanda è stata fatta più di tutte, durante queste consultazioni: come programmare e spendere i fondi del Recovery senza il rischio per l’Italia di vedersi revocati i finanziamenti per l’incapacità di rispettare i cronoprogrammi? Una risposta da parte di Draghi ancora non c’è ancora stata, l’auspicio è che l’ex presidente della Bce, dopo la fiducia in Parlamento, possa dare un segnale illustrando i primi provvedimenti da adottare riguardo le strutture per la gestione del Recovery Fund. 

Una delle ipotesi che si fa strada, secondo Il Messaggero, è quella proposta di recente da Luisa Torchia, docente universitaria di diritto amministrativo, in lizza secondo i commentatori per un ruolo nel governo. L’idea sarebbe semplice non prevederebbe grandi strutture di missione, comitati o task force guidate da manager esterni, come nei progetti di Giuseppe Conte, ma si utilizzerebbe il personale che già c’è, anche per evitare che possano nascere resistenze interne al lavoro sul Recovery.

Secondo la Torchia dovrà essere individuato un responsabile del Recovery in ogni ministero, in ogni Regione e nei grandi Comuni. Questi responsabili avrebbero a disposizione un gruppo di funzionari pubblici che dovrebbero affiancarli nell’attuazione dei piani, oltre all’ingresso, con contratti a tempo determinato, di giovani laureati dotati delle capacità tecniche mancanti all’interno delle amministrazioni.

A coordinare il processo dall’alto, rimarrebbe la struttura del Ciae, il comitato interministeriale per gli affari europei, al quale partecipano di volta in volta i vari ministri a seconda dei temi trattati. Le task force nei ministeri, nei Comuni e nelle Regioni (sindaci e governatori dovranno gestire quasi 40 miliardi di fondi), potrebbe rendere superflui anche i commissari con i poteri straordinari per accelerare le opere. Il secondo punto sarebbero le semplificazioni, cioè nuove regole scritte settore per settore, liberando gli investimenti per far ripartire il Paese.

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