L’industria italiana torna a stentare a maggio.
L’indice destagionalizzato della produzione diminuisce dello 0,3% rispetto ad aprile, interrompendo tre mesi consecutivi di crescita.
Su base annua prosegue invece il recupero avviato a febbraio, ma a un ritmo inferiore alle attese degli analisti: l’indice corretto per gli effetti di calendario cresce dell’1,1% contro l’1,3% pronosticato.
Le nuove statistiche dell’Istat mostrano un quadro ancora pieno di insidie, anche sul fronte internazionale.
“Gli effetti sistemici della guerra tra Stati Uniti e Iran continuano a pesare”, si legge nella Nota sull’andamento dell’economia.
Gli shock geopolitici riducono i margini di profitto delle imprese in tutti i settori.
La contrazione è particolarmente marcata nell’agricoltura e nella manifattura ed è dovuta a un incremento dei costi variabili superiore a quello dei listini di vendita.
Dal settore dell’auto – coinvolto in una crisi profonda – arrivano invece segnali di miglioramento.
La produzione di autoveicoli aumenta del 27,8% a maggio e del 25,6% nei primi cinque mesi del 2026 rispetto allo stesso periodo del 2025, dopo aver toccato lo scorso anno livelli così bassi che, secondo i sindacati, non si vedevano dagli anni Cinquanta.
Tra i principali raggruppamenti di industrie, gli incrementi maggiori della produzione riguardano i beni strumentali (+5% su base annua) e l’energia, mentre i beni di consumo diminuiscono del 3,2%.
In particolare, i beni durevoli crollano del 9,9%.
Le difficoltà dell’industria italiana si inseriscono in un quadro altalenante in Europa: di ripresa in Germania, dove la produzione è aumentata a maggio dello 0,9%, di calo in Francia, dove si è registrato un calo congiunturale dello 0,1%.
E del resto anche “le prospettive dell’economia mondiale restano incerte, sebbene lo scenario geopolitico abbia mostrato un lieve miglioramento rispetto alle forti tensioni di inizio anno”, scrive ancora l’Istituto di statistica, segnalando una “recente riduzione dei costi energetici”, precedente alla ripresa del conflitto con l’Iran.
Il rallentamento dei prezzi dell’energia si è riflesso sull’inflazione in Francia e Germania, dove sono state confermate le stime per giugno rispettivamente all’1,8% (dopo il 2,4% del mese precedente), e al 2,3% (dopo il 2,6% di maggio).
Anche in Italia, le stime preliminari indicano un’inflazione in calo al 3% a giugno, dopo il 3,2% di maggio.
Ma l’allerta resta: il riavvio delle ostilità in Iran, come sottolineato dal commissario Ue all’Economia Valdis Dombrovskis, “sta portando a un nuovo rialzo dei prezzi del petrolio e del gas”, che potrebbe far rialzare la testa all’inflazione già nelle prossime settimane.
La nota dell’Istat ricorda inoltre che nei primi tre mesi del 2026 il Pil italiano è cresciuto dello 0,3% in termini congiunturali, a fronte di una flessione dello 0,2% dell’area euro.
Dati subito rivendicati dal ministro delle Imprese, Adolfo Urso, che sui social parla di “un altro segnale positivo, in un contesto internazionale molto difficile”.
Il ministro sottolinea inoltre che nei primi cinque mesi del 2026 “l’export verso gli Usa continua a crescere del 2,3% rispetto allo stesso periodo del 2025” e che “l’Italia consolida il quarto posto tra i Paesi esportatori mondiali, davanti a Giappone e Corea del Sud”.








