Il conflitto in Medio Oriente dovrebbe pesare sull’economia mondiale e far precipitare circa 45 milioni di persone in una situazione di insicurezza alimentare, con il rischio che la situazione possa aggravarsi ulteriormente.
È l’allarme lanciato dalla direttrice generale del Fmi, Kristalina Georgieva, intervenuta in occasione del discorso di apertura, che segna l’inizio delle riunioni di primavera del Fondo Monetario Internazionale (Fmi) e della Banca Mondiale (Bm), in programma a Washington da martedì prossimo.
“Prima del conflitto avremmo dovuto procedere a una revisione al rialzo della crescita mondiale”, ha spiegato, ora invece “anche il nostro scenario migliore prevede una revisione al ribasso della crescita”.
Georgieva ha aggiunto che l’istituzione prevede una richiesta supplementare di sostegno da parte dei paesi membri “compresa tra i 20 e i 50 miliardi di dollari, nella fascia bassa se il cessate il fuoco regge”.
Il forte aumento dei prezzi dell’energia e le interruzioni delle forniture di petrolio, gas naturale liquefatto (Gnl) e fertilizzanti rischiano tuttavia di provocare “insicurezza alimentare per almeno 45 milioni di persone”, il che porterebbe il totale “delle persone che soffrono la fame a oltre 360 milioni”, ha spiegato.
E sia come sia, il conflitto lascerà “cicatrici permanenti” per l’economia.
Anche nella migliore delle ipotesi, “non ci sarà un ritorno veloce e netto” alla situazione prevalente prima dello scoppio delle ostilità.
Da qui l’invito ai Paesi membri: “Siate resilienti, mettete in ordine casa vostra”.
In altri termini, cercate di affrontare il prossimo futuro nella migliore situazione possibile di bilancio.
I governi, ha sottolineato la Georgieva, dovrebbero pensarci bene prima di “attuare misure insostenibili per mitigare i prezzi elevati dell’energia e di altri beni”.
Nell’immediato “è opportuno attendere e valutare” come evolverà la situazione geopolitica, ma se l’inflazione dovesse andare fuori controllo, sarà allora che le banche centrali dovranno agire con fermezza aumentando i tassi.
Un ruolo delicato, questo, in quanto non dovrebbero nemmeno intervenire troppo prematuramente perché ciò “frenerebbe la crescita”.
Per quanto riguarda le politiche di bilancio, invece, queste possono includere “un sostegno alla domanda molto calibrato” ma solo nel caso in cui “gli Stati dispongono dei margini di bilancio necessari”.
Il numero uno dell’istituto di Washington ha osservato in generale che il mondo sta esaurendo il margine di manovra fiscale per gestire le crisi: “Purtroppo, abbiamo un problema di spazio fiscale. Quasi ovunque abbiamo visto i livelli di debito aumentare con l’innalzarsi dei tassi di interesse”, ha spiegato aggiungendo che l’onere del debito sta “divorando una fetta sempre più grande dei bilanci pubblici” e quindi i paesi devono mettere ordine nelle loro politiche fiscali e “rafforzare la resilienza”.
Le nuove stime di crescita del Fmi saranno diffuse nel World Economic Outlook che verrà pubblicato la prossima settimana.
Georgieva ha anticipato che l’Fmi ha scelto di includere una serie di scenari che vanno da “una normalizzazione relativamente rapida” della situazione geopolitica “a uno in cui i prezzi del petrolio e del gas rimangono elevati per molto più tempo con ripercussioni negative”.








