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La difficoltà dell’Europa negli scenari di guerra | L’analisi di Ernesto Galli Della Loggia

L’Europa, la sicurezza e il tabù delle armi.

Ernesto Galli Della Loggia sul Corriere della Sera esamina la questione partendo dalla situazione in Medio Oriente e dalle critiche (velate e non) sulla reazione di Israele: “Ma quale era l’alternativa per lo Stato ebraico?

Quale doveva, quale deve, essere allora la risposta «ragionevole» secondo i suoi critici?

La reazione con le carte in regola?

Che cosa doveva, deve, fare Israele, quale dovrebbe essere la sua azione questa sì, consona e «appropriata»?

Non lo sappiamo, – scrive l’editorialista – perché almeno a mia conoscenza in tante ore di trasmissioni televisive, di commenti, di analisi ed elucubrazioni di ogni tipo nessuno dei suddetti critici si è mai sentito in dovere di dircelo.

È un silenzio significativo.

Ma non già perché testimoni della scarsa cultura militare o della mancanza di fantasia strategica nei protagonisti del nostro discorso pubblico; e neppure per il fatto ovvio che esso, come è evidente, copre in realtà l’inestinguibile e vasta avversione che circonda lo Stato ebraico in una parte importante del nostro Paese.

Non già per tutto questo.

Ma perché – sottolinea Galli Della Loggia – è un silenzio che parla di un’impotenza, dell’impotenza di noi europei.

Lo so che per la maggioranza della nostra opinione pubblica il tema è un tabù, ma non vale girarci attorno.

Quel silenzio ha la sostanza amara della resa.

Esso testimonia del fatto che ormai in questa parte dell’Occidente non riusciamo neppure più ad immaginare che in una qualunque circostanza, per un qualunque svolgersi degli eventi, possa esserci la necessità di un ricorso alle armi.

Un ricorso alle armi vero, intendo, quello in cui si combatte per la vita o per la morte.

O forse per qualcosa di ancora più importante: per non perdere la propria dignità, per continuare ad essere sé stessi, a contare qualcosa.

È il tabù della guerra, l’illusione della pace perpetua che le opinioni pubbliche europee hanno potuto nutrire per mezzo secolo essendo riparate ben al sicuro sotto la protezione dell’arsenale atomico americano, addirittura prendendosi il lusso di organizzare periodiche dimostrazioni di protesta contro lo stesso.

Naturalmente – conclude – in nome della «pace»”.

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